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Cronaca

Beni sequestrati a Limena dalla Questura di Latina: non frutto di proventi mafiosi, ma di evasione fiscale e reati finanziari

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Riceviamo e pubblichiamo:

Non erano certo in mano alla mafia o alla criminalità organizzata i beni sequestrati nel 2015 nel comune di Limena, 14 immobili, tra cui cinque appartamenti, cinque box garage e un magazzino-deposito, ma a un faccendiere, maestro nell'evasione e nei reati finanziari.

"Nelle settimane scorse la notizia del sequestro ha gettato inutilmente discredito sul nostro Comune- commenta Costa - si è parlato di riciclaggio di denaro mafioso, di infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Non c'era nulla di vero. Si trattava di immobili confiscati a seguito di evasione fiscale e reati finanziari. Ora mi auguro possano essere messi a disposizione della nostra comunità, da destinare all'emergenza abitativa e a ospitare il magazzino comunale, piccolo e insufficiente".

Gli immobili oggetti della confisca a Limena appartenevano alla società FRASE srl di Perrozzi Fabrizio. Erano stati sequestrati nel corso di un'operazione della Questura di Latina che aveva visto il sequestro di 150 milioni di Euro di beni a lui riconducibili, conferiti poi all'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).

"L'operazione ha scoperto un'evasione miliardaria - conclude Costa - che nulla aveva a vedere con la mafia o con la criminalità organizzata. Infatti, come si evince da informazioni fornite in via ufficiale al Comune su mia richiesta proprio dall'ANBSC lo scorso 22 aprile, la relativa sentenza di primo grado a carico di Fabrizio Perrozzi ha poi riguardato esclusivamente capi d'accusa che avevano come oggetto l'evasione fiscale e reati finanziari, quali la truffa, la bancarotta fraudolenta, l'emissione di falsi assegni, l'associazione a delinquere per reati finanziari, evasione e frode dell'IVA, emissione di false fatturazioni per importi superiori a mille euro, e altro. Non gli sono mai stati contestati reati di mafia o di riciclaggio di denaro mafioso".

"PERROZZI FABRIZIO, classe '57, residente a Cisterna di Latina, è stato condannato, dal Tribunale di Padova, insieme ad altri faccendieri, per un evasione miliardaria. Per questi reati Perrozzi, insieme ad altre 11 persone, fu arrestato nel 2006, nell'ambito di un'indagine della Guardia di Finanza di Padova che riuscì a far emergere una serie di professionisti dell'evasione che, attraverso un "carosello" di società fasulle italiane e straniere, gestite da una decina di prestanome "nonnetti," improvvisati capitani di industria, erano accusati di aver sottratto allo Stato un vero e proprio tesoro finanziario. Le approfondite indagini patrimoniali, avviate nella primavera del 2012 a seguito di preciso input fornito dai colleghi della Squadra Mobile della stessa Questura di Latina, hanno evidenziato al personale della Sezione misure di prevenzione guidato dalla dott.ssa Annabella Cristofaro, l'esistenza di concreti e specifici indizi dai quali si desume che l'imprenditore e la sua famiglia, anche attraverso le varie società a loro intestate, vivono con i proventi derivanti da attività delittuose. L'asse immobiliare e finanziario accumulato, non solo nel sud Pontino ma anche in altre città del nord Italia, era in evidente sproporzione con le disponibilità dirette e indirette dichiarate al fisco. L'immenso patrimonio sequestrato nel sud pontino ma anche a Padova, Arezzo, Porto Cervo, Porto Rotondo, anche attraverso interposte persone, ammontava a circa 150 milioni di euro".

(fonte: Questura di Latina)

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