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Cittadella, nuova sentenza affida il bimbo conteso al padre

La Corte d'Appello di Brescia ha nuovamente ribaltato il pronunciamento di marzo della Cassazione che aveva accolto il ricorso della madre, riaffidandole il piccolo. I giudici d'appello, la cui sentenza è operativa da oggi, hanno anche stabilito che il piccolo avrà residenza definitiva dal padre

Ennesimo colpo di scena nel caso del bambino di 11 anni di Cittadella "conteso" nelle aule dei tribunali dai due genitori separti e che dallo scorso ottobre è finito nel tritacarne mediatico nazionale dopo il video choc mandato in onda in tv da Chi l'ha visto? e girato dalla zia materna durante il prelevamento forzato del piccolo da scuola per l'affidamento al padre, in esecuzione del provvedimento emesso dalla sezione minori della Corte d'Appello di Venezia.

CRONISTORIA. Il bimbo era stato affidato tramite una casa famiglia al padre ed aveva cambiato scuola, passando in un istituto di Padova. La madre aveva presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza, muovendo principalmente critiche alla teoria della Pas (Sindrome da alienazione parentale) diagnosticata al figlio e che, nonostante non goda di piena convalida nel mondo scientifico-accademico, era stata presa invece come elemento centrale nella scelta di affido del bambino al padre. La Cassazione aveva pertanto successivamente accolto, lo scorso marzo, il ricorso della donna, annullando con rinvio alla Corte d'appello di Brescia - chiamata a riesaminare il caso - il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia. 

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“L'AFFIDAMENTO AL PADRE. Ecco dunque ora l'ennesima svolta. I giudici d'appello bresciani, la cui sentenza è operativa da oggi, riconoscendo la presenza della Pas, hanno stabilito che il piccolo sarà quindi affidato al padre, dal quale avrà anche residenza definitiva. "Mi auguro che ora si smorzino gli echi di questa vicenda - ha commentato il genitore - e che si possa pensare serenamente alla crescita del bambino". La mamma potrà comunque vederlo alternativamente al padre.

LA DECISIONE DEI GIUDICI. Il decreto della sezione per i minorenni della corte d'appello di Brescia conferma al Servizio sociale di Padova il compito di continuare nel percorso di sostegno alla genitorialità dei genitori e nel sostegno psicologico del minore, oltre a dover dare attuazione ai provvedimenti del giudice che stabilisce nei minimi dettagli i periodi nei quali il ragazzo può stare con la madre: di fatto otto settimane complessive nei periodi di vacanza e tre o quattro giorni alla settimana, siano essi infrasettimanali o weekend, nel resto dell'anno. I giudici stabiliscono anche la ripartizione delle spese per il mantenimento e l'abbigliamento del ragazzo e dichiarano di fatto inammissibile la domanda di reintegro nella podestà avanzata dalla madre. Nella lunga disamina della vicenda viene anche affrontata la questione della Pas, la sindrome da alienazione parentale di cui avrebbe sofferto manifestando il rifiuto del padre, alla luce del pronunciamento di vari esperti, e il comportamento definito "possessivo" della madre che avrebbe di fatto ostacolato l'abbassamento dei toni nel conflitto della coppia, utile invece a far acquisire al bambino serenità. Aspetto che comunque non inficia la necessità che il minore continui a frequentare l'ambiente materno che per anni ha costituito il centro dei suo affetti.

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