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Mafia nigeriana, scattano arresti in tutta Italia Il capo della base nazionale viveva a Padova

"Battesimi", riti di affiliazione, riscossione illecita dei crediti, sfruttamento e controllo della prostituzione, traffico di stupefacenti. Operazione a raggio nazionale. Individuato anche il capo della base italiana: è stato arrestato venerdì mattina dalla polizia in via Agrigento

Maxi operazione della polizia contro una pericolosa organizzazione mafiosa - denominata "Black Axe" - che operava a livello mondiale, con base in Nigeria. Il blitz è scattato a Palermo e in altre città d'Italia. L'attività, coordinata dalla Dda di Palermo, ha portato ad una serie di fermi in tutto il Paese. In manette è finito anche il capo della base italiana dell'organizzazione criminale - soprannominato "head della zone" - fermato venerdì mattina a Padova, in via Agrigento.

"VIOLENTATO TUTTA LA NOTTE CON UN TUBO DI FERRO". Mafia nigeriana tremendamente simile a quella palermitana. Anzi, ancora più violenta. Quelli venuti a galla sono particolari raccapriccianti: torture e violenze sessuali terribili ai danni di coloro che si rifiutavano di affiliarsi all'organizzazione mafiosa. Un uomo in particolare è stato violentato per una notte intera con un tubo di ferro. Violenze sessuali anche su alcune donne che "non volevano prostituirsi". I nigeriani finiti in manette controllavano infatti il mercato della prostituzione e lo spaccio di droga tra i loro connazionali a Palermo.

LA GERARCHIA , LE REGOLE E LE PUNIZIONI. L'organizzazione garantiva il rispetto delle "regole" interne e la sicurezza dei suoi principali membri attraverso il suo braccio armato, "bucha" o picchiatore. Se la struttura dell'organizzazione, gerarchicamente, ricordava quella di un "parastato", per contenuti e modalità di affiliazione, richiamava, invece, le tipiche forme delle organizzazioni criminali, con tanto di cerimonia di ingresso per gli associati e "punizioni" severe e violente nei confronti di chi non sottostava alle regole di comportamento. 

UN "PARASTATO". La mafia palermitana "sopportava" l'organizzazione criminale dei "colleghi" nigeriani che operavano nel cuore di Ballarò. Le indagini hanno accertato come l'organizzazione al suo interno riproducesse compiti, funzioni e persino organigrammi tipici di uno stato, tanto che per indicare le figure di vertice faceva riferimento al tipico formulario di cariche istituzionali (ministro della difesa e consiglio dei saggi). La Black Axe era l'organizzazione criminale sovranazionale e transnazionale, le sue ramificazioni si estendevano nei singoli Stati, ove si trasformava in "zone", e in singoli distretti cittadini, chiamati "forum". Le indagini della Mobile hanno fotografato la vitalità di numerosi "forum" (distretti italiani), tra i quali si è distinto soprattutto quello di Palermo. 

A PADOVA, IL CAPO DELLA BASE ITALIANA. Tra i vari fermati figura anche il capo della base italiana dell'organizzazione, denominato "head della zone", prima carica formale dell'associazione nazionale, vertice supremo del gruppo, catturato a Padova, in costante contatto con il vertice nigeriano e con i membri più autorevoli delle altre articolazioni nazionali, europee e mondiali. Si tratta di E.F.P., nigeriano di 36 anni, laureato in Ingegneria in Nigeria, sposato e senza figli, arrivato in Italia 8 anni fa e a Padova 4. Nel capoluogo euganeo - dove risulta residente - si occupava della vendita di auto come libero professionista a partita Iva. 

VERTICI "AZZERATI". Secondo i magistrati, l'organizzazione era riuscita ad ottenere la gestione ed il controllo di redditizie attività economiche, dall'illecita riscossione di crediti allo sfruttamento ed al controllo della prostituzione e del traffico di stupefacenti. L'operazione ha consentito di azzerare i vertici dell'organizzazione criminale e di ricostruirne la fisionomia e la struttura verticistico-piramidale, basata su rigide regole fatte di "battesimi", riti di affiliazione dei membri e precisi ruoli all'interno del sodalizio.

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