"Blue Tongue", primo caso in una stalla del Padovano: restrizioni in tutto il Veneto

Il primo focolaio in un allevamento di pecore. Il dilagare della malattia ha indotto il ministero della Salute ad emanare un provvedimento urgente che sottopone a misure restrittive

Sale la preoccupazione degli allevatori per l’emergenza "Blue Tongue", l’epidemia che colpisce ovini, caprini e bovini. Dopo le province di Belluno, Treviso e Vicenza il virus ha colpito anche nel Padovano, all'interno dell'Ulss 16, dove è stato riscontrato il primo focolaio in una stalla di pecore. Il dilagare della malattia ha indotto il ministero della Salute ad emanare un provvedimento urgente che sottopone a misure restrittive non solo le zone colpite finora ma tutto il Veneto, vale a dire Padova, Verona, Rovigo e Venezia.

OBBLIGO DI VACCINI. Le vaccinazioni obbligatorie, dunque, dovranno interessare tutte le province. Il ministero invita infatti ad adottare un programma vaccinale da attuare in modo uniforme in tutte le zone soggette a restrizione, per proteggere dalla forma clinica il patrimonio sensibile insistente nelle aree interessate attualmente dalla circolazione del virus della Blue Tongue. Le vaccinazioni devono riguardare non solo gli ovini e i caprini, per i quali il virus è letale, ma anche i vitelli soggetti a movimentazione da un’area all’altra. Il dilagare del virus ha indotto, inoltre, l’Unità organizzativa regionale veterinaria a emanare una nota con la quale viene esteso il controllo dei campioni di latte a tutti gli allevamenti del Veneto. Tutte le aziende di vacche da latte dovranno essere controllate mediante un prelievo di tre campioni di latte a distanza di 15 giorni l’uno dall’altro.

I DANNI. “L’emergenza sta diventando sempre più pesante – dice Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto -, con gravi danni diretti e indiretti per gli allevatori. Ora che tutto il Veneto è diventato zona di restrizione è necessario più che mai definire una strategia unitaria e precisa nel gestire la situazione. Ad oggi, invece, regna la più totale incertezza. Con la Regione era stato stabilito un percorso condiviso di vaccinazioni, ma a quasi due mesi dalla scoperta del primo focolaio nel Bellunese non ci sono disposizioni certe sulle vaccinazioni, non c’è coordinamento tra diverse Ulss e gli allevatori stanno sborsando i soldi di tasca propria per vaccinare gli animali. All’annuncio della Regione di coprire i costi dei vaccini dei bovini, oltre che per gli ovini, non è seguita la delibera per lo stanziamento dei fondi. Perciò abbiamo chiesto, insieme alle altre associazioni di categoria, un nuovo incontro in Regione agli assessori Luca Coletto e Giuseppe Pan per verificare come si sta procedendo e quali sono le strategie per puntare all’eradicazione del virus dal territorio”.

LA MAPPA. L’epidemia è partita il 30 agosto, quando è stato segnalato un sospetto caso clinico in un gregge di ovini vagante ad Alano di Piave, nella provincia di Belluno. Il caso, con sierotipo isolato BTV4, è stato confermato dal Centro di referenza nazionale per la malattia. In seguito i focolai del virus sono stati riscontrati nelle province di Treviso e di Vicenza. I focolai in Veneto sono attualmente 159 (aggiornamento al 13 ottobre), di cui 49 in provincia di Belluno, 85 a Treviso, 24 a Vicenza e 1 a Padova. Complessivamente sono coinvolti 47 Comuni. I focolai sono stati riscontrati in ovini (68), bovini (87), caprini (3) e selvatici (1 muflone).

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