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Blue Whale, azioni di contrasto e "Blue box" per raccogliere i disagi dei giovani

"È l'espressione del disagio e della vulnerabilità che vivono i giovani", spiega Vittorio Rizzi capo della Direzione Centrale Anticrimine di Padova durante un incontro nel quale sono state annunciate linee guida per contrastare il fenomeno

Da molti è stato battezzato come il "gioco della morte" ma nasce come “Blue whale”, il gioco della balena azzurra, ideato da Philip Budeikin, un 21enne, studente di Psicologia, in un carcere russo dal 2016. Si tratta di un gioco a tappe, che si snoda nell’arco di 50 giorni, dove viene richiesto ai partecipanti di superare una serie di prove, una al giorno, in un’escalation di difficoltà e violenza fino alla morte. 

CASI. Un gioco che non è scaricabile con il download libero ma è necessario essere invitati a giocare. Partito dalla Russia ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra. In Italia, sono stati segnalati casi al limite come la 14enne ravennate salvata dalla polizia postale dopo che aveva postato foto con lesioni su un braccio, una delle pratiche previste dal gioco. Che, passo passo, accompagna al suicidio. Prima ancora, un 15enne di Livorno si era lanciato nel vuoto dal 26esimo piano del grattacielo cittadino. Un fenomeno di massa che ha gravi effetti sui giovani.

VITTORIO RIZZI. Di "Blue Whale" se n'è parlato a Padova, in un incontro che ha visto la presenza del capo della Direzione Centrale Anticrimine (Dac) Vittorio Rizzi il quale ha annunciato azioni di contrasto da parte della polizia ma anche iniziative rivolte ai giovani, con la creazione di "Blue Box" per raccogliere i loro disagi.

NESSUN CASO IN VENETO. "Blue Whale è l'espressione del disagio e della vulnerabilità che vivono i giovani - ha detto Rizzi, riguardo al 'gioco' in rete che può spingere gli adolescenti ad autolesionismi fino al suicidio -. Stiamo indagando con la polizia postale in tutta Italia e stiamo studiando azioni di contrasto alle condotte di chi interviene su questa fragilità, ma anche iniziative di comunicazione rivolte ai giovani. In particolare, stiamo pensando di intervenire nei centri estivi con delle 'Blue Box', delle scatole blu che i giovani potranno utilizzare per raccontare il loro disagio". Al momento, in Veneto, alla procura del Tribunale dei minorenni, non risultano giunte specifiche segnalazioni.

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