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La protesta degli imprenditori e dei dipendenti delle aziende alluvionate di Bovolenta

La protesta degli imprenditori e dei dipendenti delle aziende alluvionate di Bovolenta

Bovolenta, alluvionati: “Consegniamo le chiavi delle nostre aziende a Zaia”

Gli imprenditori messi in ginocchio dall'alluvione dei Santi sono sul piede di guerra dopo aver appreso che, con l'ultima ordinanza per il superamento dell'emergenza, si ridurranno di molto i risarcimenti attesi

Vogliono consegnare le chiavi delle loro aziende. Gli imprenditori alluvionati di Bovolenta, a dieci mesi dalla catastrofe che li ha messi in ginocchio, protestano contro i criteri che solo ora definiscono le percentuali dei contributi ammissibili per i risarcimenti dei danni, criteri contenuti nell'ultima ordinanza firmata per dare il via al saldo dei rimborsi da Luca Zaia, solo da qualche giorno non più commissario per il superamento dell'emergenza.

LE CHIAVI A ZAIA.  Una prima protesta è andata in scena oggi, in zona artigianale a Bovolenta. Gli imprenditori e i dipendenti hanno esposto fuori dalle fabbriche striscioni per richiamare l'attenzione sulla propria condizione di "catastrofati e beffati". Pronti a portare fin sotto i portoni dei palazzi regionali a Venezia la propria protesta, si stanno organizzando anche con gli altri alluvionati del Veneto: “Entro fine mese saremo da Zaia a consegnargli le chiavi delle nostre aziende”.

ASPETTATIVE DISATTESE. “Con l'ultima ordinanza non si può più andare avanti – sostiene Luciano Giacometti, dell'Az tende - Risarciscono il valore del macchinario al momento dell'alluvione, compreso l'ammortamento. Se costava 100, ora magari vale zero e non ti danno nulla. Assurdo, se lo avessimo saputo prima che di soldi non ce ne spettavano, fin dall'inizio, non avremmo fatto nuovi investimenti, debiti, e comprato macchinari nuovi. A gioco iniziato, non si possono cambiare le carte in tavola”.

ACCONTI DA RESTITUIRE. E il problema, per più di qualche imprenditore, è che non solo i soldi di rimborso saranno inferiori alle prime stime, ma che a fronte di questo, l'acconto già ricevuto del 30% in certi casi supera il valore totale riconosciuto e quindi dovranno pure restituire parte dei primi soldi avuti.

COSTRETTI A LICENZIARE. “Non ho ancora fatto i conti di quanto dovrò dare indietro – dice Michael Biziato che costruisce biciclette – ma di certo ora, a queste nuove condizioni, dovrò ridimensionare l'azienda e sarò costretto a licenziare”.

CONDIZIONI ASSURDE. “Ci aspettavamo un secondo acconto, non un saldo a queste assurde condizioni – gli fa eco Valerio Voltan della Nikom – Pensavamo di rientrare di gran parte del danno con i risarcimenti e invece adesso ci chiedono anche indietro i soldi”.

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