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Cronaca Cadoneghe / Strada Regionale 308

I genitori di Giordano: «Faremo causa a Veneto Strade e alla Regione»

Dopo l'incidente di sabato in cui è morto il loro figlio i coniugi Sanginiti hanno deciso di onorare il proprio caro portando avanti una battaglia legale contro chi non si è adoperato per mettere in sicurezza la strada

«E’ come se fosse stato un omicidio». Sono parole forti quelle di Antonio ed Elena, i genitori di Giordano Sanginiti, il ventunenne di Mirano, nel Veneziano, studente di Medicina all’Università di Padova, grande appassionato di montagna e della “sua” Forni di Sopra (Udine), che ha perso la vita sabato 4 febbraio lungo la Regionale 308 (la “nuova” strada del Santo), mentre percorreva il cavalcavia in prossimità dell’uscita per Bragni-Bagnoli, al confine tra i comuni di Cadoneghe e di Campodarsego, nel Padovano, dopo aver perso il controllo della sua moto Guzzi a causa di una buca, come riferito anche da un testimone che ha assistito alla drammatica scena.

Lo strazio

«E’ ora di dire basta, nostro figlio deve essere stato l’ultima persona a morire così su quella strada - dicono i due genitori ricordando le tante, troppe croci di cui è purtroppo costellata la nuova strada del Santo e puntando il dito sull’Ente gestore - nostro figlio rispettava scrupolosamente il limite di velocità prescritto, di 90 km all’ora. Sapendo di questi problemi sul fondo stradale, perché non si è imposta una velocità più ridotta? Ma, soprattutto, perché, per risparmiare pochi spicci, non si è sistemata e asfaltata a dovere la strada? E non in una regione in difficoltà economiche ma nel ricco Veneto, un territorio di eccellenza, che evidentemente qui non lo è».

Strascichi penali

Antonio Sanginiti ed Elena Pasco chiederanno conto penalmente a Veneto Strade e alla Regione di questa fatale carenza di manutenzione e porteranno avanti la loro battaglia non solo per Giordano ma per tutti coloro che in passato sono morti o hanno riportato gravi ferite per incidenti simili, ma, ancora di più, perché non vi siano altre vittime. «Perché quello che è successo a nostro figlio - hanno proseguito - deve essere l’ultima goccia, deve diventare l’input a intervenire immediatamente, non tra sei mesi o un anno. Il nostro ragazzo avrebbe approvato, voleva diventare cardiochirurgo proprio per salvare vite. Per chi amministra, chi gestisce strade, chi perde la vita in un incidente è uno del mondo, ma per i suoi cari, chi resta a piangerlo, è il mondo». Per essere supportati in questa battaglia i due genitori, attraverso l’Area manager Veneto Riccardo Vizzi, si sono affidati all’avvocato Davide Ferraretto, del Foro di Padova, e attendono fiduciosi sviluppi nell’inchiesta, nel procedimento penale, al momento contro ignoti, aperto dal pubblico ministero dalla Procura patavina Andrea Girlando. Nel frattempo il magistrato ha invece già dato il nulla osta alla sepoltura, non ritenendo necessaria l’autopsia, ma i funerali di Giordano non sono stati ancora fissati: si terranno in forma laica, ma la famiglia sta cercando una sede consona che possa contenere le centinaia e centinaia di persone che vorranno dare l’ultimo saluto al giovane.

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