Il tram deraglia a Padova e lei s'infortuna: risarcita dopo più di tre anni di battaglie

La passeggera, di Albignasego, ha dovuto intentare una causa per ottenere giustizia: per ApsHolding e la sua compagnia di assicurazione, la donna era responsabile in misura del 60 per cento del suo infortunio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Ha ricorso alle vie legali contro Aps Holding Spa, ma alla fine il Tribunale di Padova le ha dato ragione, accordandole un equo risarcimento per la rovinosa caduta di cui è rimasta vittima a bordo del tram: oltre cinquemila euro, più tutte le spese di causa.

IL FATTO. L'infortunio è successo più di tre anni fa, il 7 giugno 2013: la passeggera, una (oggi) 47enne di Albignasego, si trovava a bordo del tram 7, quando è stata sbalzata a terra, pur essendo aggrappata agli appositi sostegni, a causa del deragliamento del vagone all'interno del piazzale Stazione, riportando diverse lesioni, in particolare un brutto trauma contusivo toracico e la distrazione della spalla sinistra, che l'hanno costretta a recarsi subito al pronto soccorso e poi a sottoporsi a costose cure e terapie riabilitative.

LE DIVERSE POSIZIONI. La malcapitata, per ottenere giustizia, attraverso la consulente personale Elisa Sette, si è quindi rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito chiesto le coperture assicurative all'azienda. Ma la compagnia assicurativa, nonostante tutti i tentativi di Studio 3A di arrivare ad una soluzione stragiudiziale della vertenza, offriva a titolo di risarcimento una somma ritenuta dalla vittima inadeguata. L'incidente non era oggetto di discussione: lo stesso conducente ha ammesso che il metro bus era effettivamente deragliato a causa di uno scambio erroneamente girato, che non avrebbe dovuto trovarsi in quella posizione, che la signora, subito dopo il fatto, gli si è presentata tutta dolorante dicendo di essersi fatta male e che evidenziava un vasto ematoma nero al polso. Per Aps Holding, tuttavia, non ci sarebbe stata la prova dell'esistenza di un nesso di causa tra il deragliamento del tram e il verificarsi della caduta, sostenendo anche che non era nemmeno dimostrato che la 47enne si fosse aggrappata ai sostegni per la deambulazione: secondo l'azienda, la donna era responsabile in misura del 60 per cento del suo infortunio.

LA SENTENZA. Di fronte a questa chiusura, attraverso il servizio legale di Studio 3A, la danneggiata ha dunque citato in causa Aps Holding Spa, e la seconda sezione civile del tribunale di Padova, con sentenza del 27 ottobre, ha accolto le sue pretese. Il giudice Guido Marzella scrive innanzitutto che "sussistono giusti motivi per ritenere provata la responsabilità dell'azienda nella causazione del danno patito dalla donna", evidenziando come il deragliamento del tram, "sul quale punto peraltro l'azienda stessa nulla ha contestato", fosse stato dovuto a "un'erronea operazione di manovra degli scambi, che evidentemente non poteva che competere al proprio personale dipendente". Il giudice ha poi sentenziato come "non sia riscontrabile una qualsiasi eventuale corresponsabilità della passeggera giacché, pur non essendo stato dimostrato in maniera certa che la medesima fosse effettivamente aggrappata agli appositi sostegni al momento del fatto, è altresì evidente che l'incidente sia stato assolutamente repentino e imprevedibile, in quanto dovuto alla presenza di un ostacolo non preventivabile da parte della signora e, tra l'altro, verificatosi in un momento in cui il tram aveva sostanzialmente concluso la sua corsa e i passeggeri si stavano preparando a scendere". Il giudice inoltre aggiunge che in ogni caso la caduta si sarebbe potuta verificare comunque al di là dell'ausilio dei sostegni, "in considerazione della violenza e subitaneità dello scrollone conseguito al deragliamento". Sulla scorta della perizia medico legale disposta sull'infortunata, il giudice le ha così riconosciuto un risarcimento complessivo di 5.312 euro tra invalidità permanente, temporanea, inabilità lavorativa e danno morale, più gli interessi di legge e il rimborso d tutte le spese processuali, altri 3.500 euro.

QUESTIONE TESTIMONI. "Troppo spesso le compagnie di assicurazione e anche gli Enti pubblici o le municipalizzate, come in questo caso, cavalcano il fatto che gli accadimenti non si possono dimostrare per mancanza di testimoni - commenta il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò - Chi si fa male dovrebbe anche stringere i denti e cercare subito qualcuno che abbia visto, perché la sua parola non conta nulla nel procedimento civile, dove valgono solo le testimonianze di terzi. E' l'ennesima stortura di questo sistema, in cui i grossi gruppi assicurativi arrivano a disconoscere anche l'evidenza pur di non risarcire i danni, sfibrando le persone danneggiate con lo scopo di farle desistere dalle loro legittime battaglie per far valere i propri diritti. Ma non bisogna mai arrendersi, perché alla fine, come ha dimostrato la nostra assistita, la verità viene sempre a galla e chi la dura la vince".

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