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Uno dei cagnolini della comunità

Uno dei cagnolini della comunità

La "seconda possibilità" per cani disabili: il mondo de "Il fagiolo di Piccolo e Gina"

E' a Candiana la prima casa ricovero per cagnolini che, attraverso l'affetto e le cure di alcuni volontari, li aiuta a rivivere donando un sorriso e una marcia in più anche ai bambini, alcuni con disabilità, che entrano in contatto con la comunità. Ecco la storia

Si chiama il “Fagiolo di Piccolo e Gina” (dal nome di due cagnolini ora diventati "angeli custodi") si trova a Candiana ed è la prima casa famiglia per cani disabili: una missione e una ragione di vita per i fondatori Nicoletta Cisventi e Alessandro Ortolan che insieme ad Antonella e a tanti volontari danno vita al progetto per prendersi cura di questi sfortunati animali.

IL PROGETTO. Un’iniziativa nata nel 2014 quando Alessandro, che già aveva fondato il comitato per la realizzazione di carrellini disabili artigianali per animali, decide che occorre una struttura per ricoverare tutti gli animali maltrattati o abbandonati che si trovano in condizione di disabilità e con cui entrano in contatto. Una decisione azzeccata che ha permesso a tanti cani di tornare a vivere e a tante persone di appassionarsi e prendersi cura degli animali. Nella struttura i cani, dopo le cure del caso, solitamente vengono ospitati per la riabilitazione per alcuni mesi e, grazie anche al carrellino, imparare a vivere con la loro “seconda possibilità”. A quel punto, una volta pronti, i cagnolini possono affrontare il mondo che li circonda ed essere adottati. 

LA STORIA DI SANTIAGO E BIRBA. Ad oggi la comunità raggruppa nella cascina di campagna 31 cani tutti tenuti senza alcuna gabbia ed è testimone di tante storie commoventi e istruttive.  Nicoletta ci racconta con entusiasmo questo piccolo mondo dove tutti gli amici “pelosoni” sembrano aver trovato la loro dimensione ideale, tra gioco, coccole e tanto affetto. Emblematica è la storia di Santiago e Birba. Lui è un setter, lei una maltese. Entrambi sono ciechi ed entrambi hanno 22 anni e gli acciacchi di un’età “centenaria” (se equiparata a quella umana): ma da quando si sono conosciuti non hanno mai smesso di lottare e di vivere in simbiosi, l’uno per l’altra. Insieme mangiano e giocano. Naturalmente dormono anche uno accanto all’altra in cucina. “Lui quando l’abbiamo adottato era in pessime condizioni. Aveva una forte demenza senile tanto che prendeva dei farmaci. Adesso non gli servono più. Sta bene, dorme tanto, vista l’età, ma è molto migliorato”. Lei, Birba, è arrivata nel 2014, poco tempo dopo l’apertura della struttura. Era un cane da riproduzione solo che arrivata alla vecchiaia non serviva più e i padroni di allora avevano deciso di sopprimerla: “Il medico non se la sentì e provò a farla adottare. Arrivammo noi e abbiamo fatto bene: ora se non c’è Santiago lei piange, viceversa se manca lei è lui che abbaia. Sono una coppia inossidabile”. Una storia d’amore che secondo Nicoletta è frutto anche dell’età: “Hanno deciso di condividere la vecchiaia insieme”.

IL GIOCO CON I RAGAZZI DISABILI. Una storia strappalacrime come ce ne sono tante nella comunità. Perché i cagnolini accolti hanno bisogno di donare oltre che di ricevere: “Nella disabilità hanno una marcia in più rispetto a noi umani. Per loro è tutto sommato normale e trasmettono il loro modo di essere anche alle persone che ci vengono a trovare. Penso ad alcuni ragazzi disabili con cui entrano in contatto: i ragazzi si attivano, c’è Milagros, ad esempio, che gioca con loro come un matto con la palla, con le cordine intrecciate. E’ un mondo che riempie”. La struttura, costruita su due piani, con un ampio parco, vive solo di volontariato grazie alle persone che si prendono cura degli animali e che danno una mano nelle faccende di tutti i giorni. Una missione che vive di cuore e di offerte, un progetto che merita di essere conosciuto perché anche quei cagnolini che sembrano non avere più speranza, meritano una seconda possibilità. Perchè possano davvero tornare a dare tanto amore oltre che riceverlo.

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