Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

"Caporale" in manette: reclutava e sfruttava lavoratori per un'organizzazione criminale

Tre arresti nell'ambito della maxi inchiesta “Agri Jobs” partita da Firenze, uno nel Padovano. Reclutavano personale in Albania e Romania da impiegare nei campi e nei cantieri

Anche Padova rientra nell'operazione “Agri Jobs”, l'inchiesta condotta dai carabinieri dell'Ispettorato del lavoro di Firenze contro il caporalato. Uno dei tre arresti è avvenuto nella città del Santo con l'appoggio dei militari del capoluogo. Sventata un'associazione a delinquere che sfruttava lavoratori dell'Est.

La morte che ha rotto il silenzio

L'indagine è partita nel novembre 2017 dopo la morte di un romeno nelle campagne di Rufina, nel Fiorentino. L'uomo è stato stroncato da un malore mentre lavorava nei campi e il decesso ha scoperchiato il vaso di Pandora su un'oscura storia di sfruttamento. I militari fiorentini hanno individuato il caposquadra che gestiva un folto gruppo di lavoratori stranieri, tra cui il romeno deceduto. Un “caporale” a tutti gli effetti, che programmava orari e luoghi di lavoro, stipendi e trasporti dei suoi sottoposti.

Una struttura piramidale

La trama dell'organizzazione ha cominciato a venire alla luce, portando al vero capo dell'associazione a delinquere. Il boss aveva messo in piedi una struttura organizzata, in grado di gestire decine di stranieri assoldati come lavoratori in condizioni ai limiti della tollerabilità. Per farlo usava due cooperative intestate a sé stesso e dei “caporali” alle sue dipendenze, che gestivano l'apparato criminale secondo i suoi ordini. Facevano arrivare i lavoratori da Romania e Albania, li inserivano nelle false cooperative e li sistemavano in due alloggi precari, usati come casa comune in pessime condizioni igieniche. Erano i sodali del capo a portare personalmente gli stranieri sul posto di lavoro, che poteva essere nei campi o in cantieri edili, usando un veicolo intestato al numero uno dell'organizzazione. Durante precedenti controlli delle forze dell'ordine, il capo aveva mostrato documenti falsi, che fabbricava durante le verifiche distraendo gli investigatori.

Condizioni limite

Una volta arrivati in Italia i lavoratori vivevano al limite della povertà, stipati in case comuni e con orari di lavoro che sfioravano le 12 ore giornaliere, il tutto con stipendi inferiori ai 5 euro l'ora. Alcuni affrontavano lunghi trasferimenti, perchè l'associazione criminale operava in mezza Italia, con cantieri non solo in Toscana ma anche in Veneto e addirittura in Svizzera. Di contratti di lavoro, buste paga e contributi, nemmeno l'ombra. Ulteriore beffa, per alloggiare nella casa fatiscente messa a disposizione dalla finta cooperativa, i lavoratori erano anche costretti a versare un affitto. In caso di lamentele, la soluzione erano minacce e maltrattamenti.

Gli arresti

Le indagini dei carabinieri di Firenze, con l'appoggio di quelli del Roc e del Nucleo operativo per la tutela del lavoro di Roma, hanno portato al sequestro delle due cooperative e dei conti bancari collegati. Grazie alla collaborazione con i comandi locali sono state arrestate tre persone nelle province di Padova, Perugia e Verona. Su disposizione del gip di Firenze i tre indagati, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sono finiti in carcere.

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