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Lo fa scendere dal treno e viene aggredito: capotreno condannato per violenza privata

Andrea Favaretto, originario di Treviso ma residente a Selvazzano, dovrà scontare venti giorni per aver fatto scendere da un convoglio il nigeriano Anyanwu Festus Amaechi

Condannato a venti giorni di reclusione per tentata violenza privata. Come riporta Il Mattino di Padova, è questo il nuovo capitolo della vicenda che vede il capotreno Andrea Favaretto di Selvazzano imputato dopo aver fatto scendere dal treno un nigeriano privo del biglietto.

LA VICENDA.

I fatti risalgono al novembre 2014 alla stazione ferroviaria di Santa Giustina, in provincia di Belluno, dove si trovava Anyanwu Festus Amaechi, fatto scendere dal treno precedente perchè in possesso di un biglietto contraffatto. Della circostanza era stato avvisato il personale Trenitalia in servizio sul convoglio dove era presente Favaretto il quale, giunto in stazione, aveva proceduto al controllo dei titoli di viaggio dei passeggeri a bordo. Alla richiesta, il controllore non aveva ricevuto risposta dal nigeriano, impegnato in una conversazione telefonica. É a questo punto che si verifica il fatto che costato a Favaretto la prima imputazione per violenza privata, che ora potrebbe essere mutata in abuso di ufficio. Il capotreno infatti aveva prelevato i bagagli di Amaechi per depositarli fuori dal treno, allertando i carabinieri. Raggiunto dal nigeriano, Favaretto dichiara di essere stato colpito da schiaffi e calci. Ad aggravare la situazione del pubblico ufficiale è la frase pronunciata davanti alle forze dell'ordine e riportata nei verbali "Se non sali non ti denuncio", che ha portato all'accusa d'ufficio per tentata violenza privata. Amaechi aveva allora estratto un biglietto regolare, ma era poi rimasto a Santa Giustina come pure Favaretto.

IL PROCESSO.

Inizialmente le accuse a carico del nigeriano hanno portato a un processo poi sospeso a causa dell'irreperibilità dell'uomo. Il caso è stato dunque preso in carico dal tribunale di Belluno, dove mercoledì si è svolta la prima udienza presieduta dal giudice Domenico Riposati, alla presenza di Jenny Fioraso, avvocato dello studio Azzalini, e del pubblico ministero Giuseppe Gulli. Favaretti, imputato, afferma di ricordare pochi dettagli e, tra questi, di aver pronunciato la frase "Se sali ti denuncio", contestata dalla Procura. I suoi legali si concentrano soprattutto sulla timbratura del biglietto da parte di Amaechi. Questi dichiara di avere obliterato prima dell'arrivo del treno, alle 20.06, mentre l'orario risulta essere quello delle 20.10, portando alla smentita della versione del nigeriano, che sarebbe dunque salito a bordo privo del titolo di viaggio. Per Favaretto la Procura ha chiesto la pena minima di venti giorni di reclusione per la tentata violenza privata, mentre per lo spostamento dei bagali è stata chiesta l'assoluzione. Il giudice ha accolto la richiesta con pena sospesa, ma ha scelto di procedere anche in merito all'episodio delle valigie, con l'ipotesi di abuso d'ufficio. Tale reato è connesso con la figura di pubblico ufficiale ricoperta da Favaretto e va pertanto trasferito a un giudice collegiale. Quasi certamente i legali presenteranno ricorso, anche se in merito al loro assistito affermano che "è sereno e non ha nulla da rimproverarsi".

L'APPOGGIO DELL'AZIENDA.

Il dipendente di Trenitalia ha ricevuto la solidarietà del presidente del Veneto Luca Zaia e di Filt Cgil, oltre che l'appoggio dell'azienda. Il giorno dopo l'udienza Favaretto ha regolarmente lavorato e Trenitalia ha assicurato che non verranno intrapresi provvedimenti disciplinari fino all'arrivo delle motivazioni della sentenza, previste entro novanta giorni e che continuerà a garantire al capotreno l'assistenza legale.

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