Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Montà / Via Due Palazzi

Detenuto aggredisce un altro carcerato e un agente di polizia: la denuncia del sindacato

L'uomo in due occasioni diverse ha aggredito un altro detenuto e un poliziotto. Si tratta di un ergastolano in prigione per reati di stampo mafioso

Un detenuto ha aggredito in due occasioni diverse un altro carcerato e un agente di polizia penitenziaria. È un italiano di mezza età, sta scontando l’ergastolo per reati di stampo mafioso.

Il sindacato

«La casa di reclusione di Padova, istituto modello per le tante opportunità di lavoro, di studio e di altre tante attività che dà ai detenuti definitivi e con fine pena lunghe, per una inspiegabile politica dell'amministrazione regionale,  che vede la discutibile assegnazione di detenuti da altri istituti anche con pene di pochi mesi, che per tipologia di entità pena nulla hanno a che vedere con la natura dell'istituto di reclusione, ove la  finalità è quella di ospitare detenuti con fine pena lunghi a cui adeguare i a attività trattamentale efficace nel tempo, di fatto è stata trasformata come una casa circondariale. Ed è grave che nessun provvedimento sia stato assunto nonostante diverse nostre note sindacali denunciavano questo rischio» denuncia Giovanni Vona, segretario nazionale per il Triveneto del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe). «Servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. Importante è evidenziare, infine, che la quotidianità professionale del Corpo di Polizia Penitenziaria non si contraddistingue affatto per violenza ma per essere invece professionisti della sicurezza che sanno conciliare le attività di polizia con quelle di trattamento rieducativo» aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe.

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