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La "Casa dei diritti don Gallo"

La "Casa dei diritti don Gallo"

Casa don Gallo, Bitonci "Poveri non hanno tablet, situazione va risolta"

Il sindaco di Padova invoca l'intervento del questore "per ripristinare il decoro e la sicurezza" in via Tommaseo, nella palazzina occupata per dare ospitalità ad extracomunitari con "auto e vestiti firmati"

Dal 18 dicembre scorso, in occasione della Giornata internazionale dei migranti, una palazzina abbandonata in via Tommaseo, all'altezza della fiera di Padova, è stata occupata da Agenzia sociale per la casa, Razzismo Stop e centro sociale Pedro e ribattezzata "Casa dei diritti Don Gallo". Un edificio in cui trovano alloggio decine di immigrati. Una situazione che però, denuncia il sindaco Massimo Bitonci, "va risolta".

"POVERI COL TABLET". "Stando alle osservazioni dei residenti e frequentatori della zona – spiega il primo cittadino – la situazione sarebbe fuori controllo e gli inquilini dello stabile sarebbero extracomunitari in buona forma fisica, dotati di telefoni cellulari e tablet, di auto e vestiti firmati. I poveri non hanno i tablet". Bitonci invoca l'intervento del questore per il ripristino del "decoro e della sicurezza" e la restituzione dell'edificio ai legittimi proprietari.

NO XENOFOBIA, MA RISPETTO LEGGE. "Si può chiamare accoglienza - contesta il sindaco - quella realizzata dentro una struttura, ora fatiscente, priva di allacciamenti ai pubblici servizi? Chi tutela eventuali minori che possano eventualmente trovarsi al suo interno? Quanti sono realmente gli occupanti? In che condizioni si trovano? Da quali paesi vengono? Razzismo Stop ha denunciato l'assessore Saia e il sottoscritto, accusandoci di xenofobia, mentre, difendendo gli occupanti, favorisce l'illegalità e non tutela dal rischio igienico-sanitario né il vicinato, né chi soggiorna nella cosiddetta 'Casa dei diritti'. Scambiare per xenofobia il rispetto della legge è grave quanto confondere i diritti con le pretese, l'accoglienza con la sopraffazione".

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