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Sabato, 25 Giugno 2022
Cronaca

Il CCNDDU ricorda Borsellino con una lettera accorata e fa appello alle scuole padovane

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Riceviamo e pubblichiamo:

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani vuole ricordare Paolo Borsellino e la strage di via D'Amelio.

'Caro dott. Borsellino, un altro anno è passato. Un'altra pagina del grande libro della vita e della storia è stata girata. Venticinque anni, un quarto di secolo ci separa dall'orrore del 19 luglio 1992 quando il fragore della morte si sparse in tutta Italia. L'Italia delle persone semplici e oneste, dei lavoratori, della gente comune, della gente che ogni giorno si alza e si avvia incontro alla propria giornata di lavoro con spirito di sacrificio, di abnegazione, di servizio.

Il dolore fece ammutolire gli italiani, il silenzio attonito di chi vede vacillare la speranza in un futuro migliore e si chiede se vale la pena continuare a fare il proprio dovere, a combattere quotidianamente, incessantemente il malaffare con lo scopo di consegnare ai propri figli un futuro migliore.

E il fragore della morte arrivò anche alle orecchie di chi quell'attentato aveva curato e preparato nei minimi particolari; quella gente, però, non ammutolì, festeggiò, probabilmente, l'esito della sua missione di morte; festeggiò pensando all'eclatante messaggio di potenza che aveva dato nuovamente, dopo appena due mesi dalla morte di Giovanni Falcone; festeggiò pensando che il terrore seminato li avrebbe resi più forti, invincibili, padroni del mondo, di uomini e cose.

Subito dopo fu l'apoteosi dei ricordi, dei proclami, delle grandi manifestazioni d'intenti. Tutti si affrettarono ad assicurarsi un posto in prima fila per ricordare, compiangere, promettere una lotta senza quartiere alla mafia, completamente dimentichi della sua solitudine in quei mesi che scivolavano verso il 19 luglio. 'Le loro idee camminano sulle nostre gambe', questo fu lo slogan di molte manifestazioni. Questo fu il motto didascalico sotto le foto che la ritraggono insieme al dott. Falcone.

É nella vita di ogni giorno che la lotta alle mafie si concretizza, che occorre fare il proprio dovere affinché la lotta non sia affrontata solo da pochi eroici paladini della legalità, ma patrimonio comune di tutti gli uomini e le donne. Il ruolo della scuola e degli educatori si ripropone allora con grande forza affinché, nelle coscienze dei più giovani, le regole vengano percepite non come qualcosa di astruso e lontano dalla propria realtà, ma come fondamento di una società civile e pacifica in cui ognuno, svolgendo il proprio compito con onestà e serietà, contribuisca alla creazione di un futuro migliore per tutti.

Fin dalla più tenera età, infatti, è importante che i ragazzi percepiscano l'importanza del rispetto per quelle regole, oggi troppo calpestate, che conduce alla vera libertà. Regole condivise. Regole accettate e non imposte. Regole che generano diritti e doveri. Regole che accolgono e tutelano i più deboli. Regole, norme che consentono una pacifica e libera convivenza impedendo i soprusi, le prevaricazioni di pochi a danno della collettività.

Tutti gli insegnati sono chiamati a dare il loro contributo, ma è fuor di dubbio che gli insegnanti di discipline giuridiche possano costituire un valore aggiunto in ogni scuola anche nelle scuole di primo grado. Solo così si potrà interrompere la spirale viziosa in cui ancora oggi le mafie prosperano e trovano consenso.

Caro dott. Borsellino...è utopia? No. Io voglio credere e voglio sperare che tutto ciò che ho auspicato diventi realtà. Voglio immaginare il Suo sorriso, dietro il fumo dell'ennesima sigaretta, nel vedere tanti giovani, finalmente liberi di decidere del proprio futuro; voglio immaginare una terra libera dalle mafie e dal malaffare; voglio immaginare, e sono sicura, che il 19 luglio sarà allora un giorno di speranza, sia pure nella malinconica struggente assenza di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la giustizia; voglio immaginare che quel giorno lei troverà veramente la pace e una stella brillerà di più in cielo per guidarci nella nostra quotidiana opera'.

Elisabetta Barbuto - Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani".

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