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Certificati falsi per decine di bar e ristoranti cinesi del Triveneto

Da Padova venivano avviate procedure fraudolente per l'ottenimento di permessi di soggiorno, false abilitazioni professionali per la gestione di locali, falsi libretti formativi e dove la contabilità di centinaia di ditte veniva gestita in modo da consentire frodi tributarie a danno dell'erario

guardia-di-finanza-perquisizioneÈ un gruppo societario di Padova, gestito da cittadini asiatici, l’epicentro delle indagini della Guardia di Finanza del Veneto che, attraverso perquisizioni personali e locali, arresti, controlli, ispezioni e verifiche fiscali è riuscita a sgominare una fitta rete di attività economiche all'apparenza lecite, ma che invece favorivano l’ingresso e la permanenza nel territorio nazionale di cittadini extracomunitari.

FALSIFICAZIONE DI ATTI. Da Padova venivano avviate procedure fraudolente per consentire ai connazionali di ottenere indebitamente permessi di soggiorno o i relativi rinnovi, di false abilitazioni professionali per la gestione di locali, falsi libretti formativi e dove la contabilità di centinaia di ditte veniva gestita in modo da consentire frodi tributarie a danno dell’erario. Due soci, entrambi di etnia cinese, sono stati arrestati. Uno è stato fermato all’aeroporto di Tessera mentre era in procinto di imbarcarsi per la Cina.
 
ITALIANI COMPIACENTI. Sono dieci gli italiani denunciati a piede libero per essersi prestati a far figurare fittiziamente nelle proprie abitazioni, in servizio come colf e badanti, migranti asiatici desiderosi di ottenere il permesso di soggiorno e le relative, successive regolarizzazioni annuali, in spregio a qualsiasi decreto ministeriale sulle cosiddette “quote d’ingresso”.
 
STUDI COMMERCIALISTI. Nel mirino delle indagini sono finiti anche quattro studi commercialistici, tra i quali uno riconducibile a soci cinesi, con un portafoglio clienti per centinaia di unità, ed un altro gestito da un professionista italiano. Gli studi professionali erano a loro volta legati a filo doppio col terzo arrestato, il 63enne titolare di una società di servizi di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia raggiunto dai finanzieri mentre si trovava in villeggiatura nella sua casa in montagna in Trentino.
 
REC FALSI. Al 63enne ci si poteva rivolgere per ottenere, a pagamento, i cosiddetti Rec (certificati di abilitazione alla gestione di bar e ristoranti) previsti dalla legislazione regionale quale requisito necessario per somministrare in forma di attività commerciale alimenti e bevande. Utilizzando un certificato originale, la cui emissione è subordinata alla frequenza di un corso di 120 ore, l’imprenditore veneziano scannerizzava il documento e lo compilava con i dati dell’interessato, che poteva così intraprendere l’attività lavorativa senza perdere tempo con la burocrazia o in percorsi formativi lunghi settimane. Un commercialista italiano e due sue impiegate sono invece stati denunciati a piede libero. Costoro, assieme al terzetto finito dietro le sbarre, falsificavano e commerciavano documenti fasulli. Le copie dei Rec erano, infatti, di altissima qualità, indistinguibili dagli originali se non previa, accurata analisi. Il commercio illegale, diffuso su tutto il territorio nazionale, fruttava mensilmente ai suoi artefici decine di migliaia di euro, se si pensa che un solo certificato poteva arrivare a costare all’utilizzatore finale 1.800 euro
 
LOCALI ILLEGALI. Sono già una cinquantina i bar e ristoranti del solo Triveneto in cui sono stati rinvenuti dai finanzieri Rec falsi e per i quali sono state avviate le procedure per la chiusura. Per rintracciarli, sono state scandagliate le imprese gestite da cinesi caratterizzate da rilevanti indici di incoerenza patrimoniale ed evidenziate, al contempo, le posizioni di molti soggetti che avevano già manifestato spiccata intraprendenza criminale.
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