Chinatown occupa l'ex sede in Palestro: "Ater si faccia viva, vogliamo essere in regola"

Il collettivo sgomberato ad aprile, presente in piazzetta da 20 anni, non si arrende davanti al mutismo dell'ente regionale. "L'occupazione? Una scelta forzata per non perdere tutto"

Novità sul fronte dello scontro che da quasi due mesi vede contrapposti InfospazioChinatown e Ater. Dopo lo sgombero del 12 aprile scorso, da sabato 26 maggio il collettivo ha ripreso possesso dei locali in via Varese che affacciano su piazzetta Caduti della Resistenza.

Ater latita

A vuoto ogni tentativo di confronto, secondo quanto riferiscono gli attivisti. "Dal giorno dello sgombero le abbiamo provate tutte per riuscire a riaprire in modo regolare. Abbiamo incontrato il commissario straordinario dell'Ater, ci siamo confrontati con il Comune, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare, nessuna risposta. Neanche quando ci siamo offerti di pagare un affitto purchè ci assegnassero una nuova sede".

Un'associazione radicata in quartiere

L'associazione Nicola Pasian si è insediata nella piazzetta nel 1998 in accordo con Ater e vi è rimasta fino al 2003, prima di spostarsi a pochi metri di distanza nella attuale sede di via Varese. "In tutti questi anni abbiamo sempre pagato regolarmente l'affitto - dichiarano -. Ater non ci ha mai fatto un contratto regolare per quanto ce lo avesse promesso, avevamo solo un verbale d'accordo". I problemi vero sono cominciati nel 2016 con l'inchiesta a carico di 11 attivisti impegnati sul fronte di Lotta per la casa. Associazione a delinquere l'accusa, legata all'aver impedito lo sfratto di 40 famiglie e all'aver occupato 8 alloggi sfitti in quartiere. Accuse rigettate due settimane dopo, che però hanno segnato una rottura insanabile tra le due parti. Immobile sequestrato e attivisti fuori nelle prospettive di Ater, che ha totalmente tagliato le comunicazioni con il collettivo. Dall'altra parte invece l'insistente richiesta di dissequestro per poter tornare nei locali, pagando l'affitto. Nel maggio 2016 l'occupazione, fino allo sgombero che è storia recente.

La ricerca di una mediazione

"L'occupazione in questo caso è stata una scelta forzata - proseguono gli attivisti -, non potevamo lasciar cadere tutto: doposcuola, attività, biblioteca, anni di sacrifici fatti con il cuore di chi sa che sta agendo nell’interesse dei proletari e abitanti del quartiere e consegnare il quartiere stesso agli appetiti di Ater e speculatori". Poco fruttuosa anche la collaborazione con palazzo Moroni: nonostante i contatti con gli assessori Nalin e Micalizzi e con lo stesso sindaco Giordani, tutto si è risolto in un nulla di fatto. "Il Comune ci dice che i suoi stabili in quartiere appartengono ad Ater, a cui pagano l'affitto. Ater dice che non ha nemmeno un locale da assegnarci. Una palese bugia: solo in piazzetta ci sono 3 appartamenti e un negozio sfitti".

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L'appello agli abitanti

La rabbia è tanta, soprattutto perchè il desiderio del gruppo è quello di essere regolarizzati, per poter svolgere tutte le attività in piena regola e contribuire alla vita del quartiere. "Finché rimaniamo in regime di occupazione non possiamo riportare qui la biblioteca nè la strumentazione per le trasmissioni radio, non possiamo rischiare di rimetterci il materiale", confidano. InfospazioChinatown è comunque forte del sostegno della gente de quartiere, che da anni conosce e apprezza il lavoro del collettivo. E proprio agli abitanti si rivolgono gli occupanti, esortandoli a partecipare ancor più alla vita di quartiere per far sentire forte e chiara la propria voce. Qualche novità potrebbe arrivare sabato 9 giugno, quando è in calendario un incontro per discutere della situazione e delle mosse future. In attesa di un cenno da parte della proprietà.

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