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Coronavirus, Coldiretti: 10mila cinghiali senza freno che devastano il Veneto

Migliaia di euro i danni in agricoltura e centinaia gli incidenti. Sui Colli Euganei c'è preoccupazione con l'arrivo della primavera, impatto ambientale da non sottovalutare

La popolazione di cinghiali in Veneto ha superato da tempo le 10mila unità. Agli agricoltori ogni anno vengono liquidati 300mila euro a fronte di un danno il cui valore è tre volte tanto. Alla somma stimata da Coldiretti Veneto vanno aggiunge le perdite alle coltivazioni nelle aree protette, in particolare nel Parco dei Colli Euganei, dove la devastazione è maggiore perché interessa colture specializzate come i vigneti doc. In un contesto di desolazione generale legato all’emergenza sanitaria sembrano montati ad hoc i filmati sui social che riguardano intere famiglie a spasso per i centri abitati e nelle campagne.  E’ quanto afferma Coldiretti sottolineando che i piani di controllo non sono sospesi perché ritenuti di pubblica utilità e le guardie ed ex forestali seguono le catture con i chiusini pur non potendosi muovere sul territorio. 

Suolo asportato

All'impatto devastante dei cinghiali sui Colli Euganei il professor Paolo Tarolli dell'Università di Padova ha dedicato un originale e dettagliato studio, svolto in collaborazione con Coldiretti Padova, che ha permesso per la prima volta di quantificare la quantità di suolo asportato dal passaggio dei cinghiali e le conseguenze sul fronte della sicurezza idraulica del territorio collinare. Le centinaia di misurazioni eseguite hanno confermato come il problema dei cinghiali riguardi l'ambiente dei Colli Euganei nel suo complesso e richieda un intervento continuativo ed efficace. Con l'arrivo della primavera cresce la preoccupazione fra gli agricoltori ma anche fra chi vive e lavora nell'area collinare, perché è in gioco anche la sicurezza stradale. La situazione veneta rispecchia quella generale rilevata in tutta Italia da Nord a Sud, dove si contano oltre due milioni di esemplari avvistati nelle grandi città.

Forniture alimentari

A differenza di quanto accade per le scimmie in Thailandia, i caproni selvatici nel Galles e i cervi in Giappone, in Italia a rischio – sottolinea la Coldiretti - non ci sono solo i raccolti resi più preziosi in questo momento dalla necessità di assicurare adeguate forniture alimentari con l’emergenza Coronavirus, ma anche la sicurezza dei cittadini che in alcuni territori sono assediati dagli animali selvatici sull’uscio di casa. Una situazione aggravata dal fatto che – evidenzia la Coldiretti - con l’emergenza coronavirus spesso sono stati sospesi i servizi di contenimento e i selezionatori, chiusi gli ambiti territoriali di caccia e la polizia provinciale impegnata nei controlli stradali per la quarantena.

Incidenti stradali

Gli incidenti stradali  causati da animali selvatici sono un’altra piaga, circa un centinaio le denunce per un valore accertato di 100mila euro ogni anno. Oltre otto italiani su 10 (81%) – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè - pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero.  Il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati che si sono formati un’opinione. Il risultato è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali. La proliferazione senza freni dei cinghiali – conclude la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico.

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