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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca Rovolon

I cinghiali a passeggio tra i campi agricoli dei Colli. La conta dei danni

Avvistati dagli agricoltori: «Erano circa una ventina, fra i quali anche alcuni cuccioli. Basta il passaggio di un branco di cinghiali per rovinare tutto»

Interi branchi di cinghiali si aggirano in pieno giorno fra i vigneti e i campi, gli avvistamenti ormai sono una consuetudine, a tutti gli orari. Gli ultimi, documentati dagli agricoltori, arrivano da Rovolon: i cinghiali, spesso in branchi composti da numerosi cuccioli, sono stati avvistati nei vigneti in quota come nei campi ai piedi delle colline. Dove passano, sottolinea Coldiretti Padova, lasciano danni e distruzione. E’ il caso di alcuni campi di soia a Rovolon, completamente distrutti dal passaggio dei cinghiali. 

Il racconto

«Li abbiamo sorpresi di prima mattina» raccontato gli agricoltori «nel nostro campo di soia, intendi divorare le piantine filare dopo filare. Erano circa una ventina, fra i quali anche alcuni cuccioli. Noi però le sementi le abbiamo pagate, abbiamo speso cifre sempre più alte per preparare il terreno e seminare, visti i costi in continuo aumento. Poi basta il passaggio di un branco di cinghiali per rovinare tutto. E oltre al danno, la beffa di ulteriori costi, se non vogliamo lasciare il campo incolto». 

Vigneti

Non va certo meglio fra i filari dei vigneti, dove i cinghiali si aggirano indisturbati anche di giorno. «Ormai si sono abituati alla presenza dell’uomo» aggiunge un altro agricoltore del posto «e non si fanno più spaventare da nulla. Ce li troviamo di fronte sempre più spesso, a tutte le ore del giorno, tra vigne e ulivi ma anche lungo le strade. Sono un pericolo concreto, oltre che una minaccia alle nostre coltivazioni».

I danni

Ai danni ingenti alle produzioni ma anche all’ambiente si aggiunge anche il reale pericolo della peste dei cinghiali, già presente in alcune regioni, che rischia di azzerare gli allevamenti suini. «Smettiamo di chiamarla peste suina» afferma il presidente di Coldiretti Padova Massimo Bressan «è chiaro che questa è la peste dei cinghiali, perché si diffonde grazie alla massiccia presenza dei branchi di ungulati. La preoccupazione cresce di giorno in giorno perché se la peste arriverà anche da noi e verrà istituita una zona rossa tutti i maiali negli allevamenti dovranno essere abbattuti. Stiamo parlando di decine e decine di migliaia di capi suini, sanissimi, che dovranno essere uccisi e smaltiti negli inceneritori. Siamo al paradosso: i cinghiali che portano la peste possono girare liberamente e gli abbattimenti sono sempre un problema, migliaia di maiali sani, invece, potranno essere uccisi tra l’indifferenza generale. In questo caso nessuno ha niente da dire? Per non parlare poi dell’impatto devastante sui nostri allevamenti e sulla produzione di salumi, i cui effetti si faranno sentire sui bilanci delle aziende come sulle tasche dei consumatori. Invece bisogna dire a gran voce che la nostra carne di maiale è sana e sicura». 

Coldiretti

La settimana scorsa, ricorda Bressan, Coldiretti ha portato a Roma migliaia di agricoltori e allevatori per chiedere misure efficaci per l’emergenza cinghiali. «Serve un patto con i Comuni e le regioni perché dobbiamo assolutamente rendere sicuri i territori, per gli agricoltori e per i cittadini. Basta seminare se poi a raccogliere sono i cinghiali. Basta con le promesse mancate, basta con le passerelle, è il momento di risposte concrete, abbiamo ribadito a gran voce sotto i palazzi romani. E dopo tante battaglie a stretto giro sono arrivate le prime risposte. Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, qualche ora dopo la nostra manifestazione ha infatti annunciato una ordinanza subito per l’abbattimento sul territorio nazionale e il prolungamento dell’attività venatoria. Con chiarezza Costa ha parlato della necessità di procedere al depopolamento dai cinghiali dai territori. Il sottosegretario ha anche assicurato che si proverà a restringere le zone rossa per consentire così agli allevatori di proseguire le attività. Riconoscendo così, come sostiene da sempre la Coldiretti, che chi investe sui territori opera nell’azione di contrasto al dissesto idrogeologico e non gli animali che creano solo danni. Costa ha anche sostenuto che i ristori sono importanti, ma la soluzione è il ripristino della normalità. Basta approcci ideologici, è l’ora di una politica pragmatica».

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