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Paziente entra in coma dopo la puntura, il medico di Trebaseleghe andrà a processo

Tutto ha avuto inizio il 29 gennaio 2015. Secondo i consulenti della Procura, il camice bianco avrebbe commesso un errore tecnico, provocando lo stato vegetativo in cui versa la donna

Una sua paziente è finita in coma poche ore dopo essersi sottoposta ad una terapia antalgica nel suo ambulatorio. Da allora non si è più svegliata. Ora - come riportano i quotidiani locali - il pubblico ministero padovano Francesco Tonon si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per il medico 67enne, specialista in anestesia e rianimazione con studio a Trebaseleghe, indagato per lesioni colpose gravissime e violazione del testo unico delle leggi in materia sanitaria. 

LA VICENDA. Tutto ha avuto inizio il 29 gennaio 2015, quando una donna spagnola ma residente nel Padovano di 74 anni, che si era rivolta al camice bianco per curare una lombocruralgia e si era sottoposta ad una terapia antalgica nel suo ambulatorio, finì in coma dopo una puntura praticata dal medico. La paziente avrebbe avvertito prima un cedimento alle gambe, poi un annebbiamento della vista, infine sarebbe svenuta, sprofondando in un coma irreversibile.

"UN ERRORE TECNICO". Dopo l'accaduto, il marito, assistito dall'avvocato Fabio Pavone, aveva presentato una denuncia ed erano scattati gli accertamenti. Interrogato dai Nas, il medico avrebbe negato ogni addebito, sottolineando come, in tali procedure, sia possibile l'insorgere di alcune complicazioni. Non sarebbero, tuttavia, dello stesso parere i consulenti Santo Davide Ferrara e Giampiero Giron, secondo cui l'indagato avrebbe commesso un errore tecnico durante l'esecuzione della puntura, perforando la dura madre e provocando, quindi, lo stato vegetativo in cui versa la donna.

STUDIO SEQUESTRATO. Titolare dell'inchiesta è il sostituto procuratore Francesco Tonon, che ha chiesto ed ottenuto da parte del gip Mariella Fino il sequestro preventivo dell'ambulatorio medico di Trebaseleghe. I sigilli sono stati applicati a seguito di un controllo eseguito lo scorso 23 marzo dai carabinieri del Nas, che avrebbero accertato la mancanza dell'autorizzazione dell'Ulss 15 a praticare piccoli interventi chirurgici all'interno dello studio del medico.

ALTRI PAZIENTI. A seguito delle indagini, sarebbe inoltre emerso che, nonostante l'assenza di permessi da parte dell'Ulss, diversi altri pazienti si sarebbero sottoposti ad interventi chirurgici all'interno dell'ambulatorio del medico. 

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