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Inquinamento: i comuni padovani riuniti per le misure straordinarie previste dalla Regione

Si è riunito mercoledì a Tavolo tecnico zonale provinciale coordinato dalla Provincia di Padova per spiegare ai Comuni cosa cambierà con il nuovo provvedimento

Si è riunito mercoledì a Tavolo tecnico zonale provinciale coordinato dalla Provincia di Padova per spiegare ai Comuni cosa cambierà con il nuovo provvedimento varato dalla Regione Veneto (DGRV n. 238 del 2 marzo 2021) per intervenire sulla qualità dell’aria. «È in gioco la qualità della vita e la nostra salute – ha spiegato il presidente Fabio Bui – sull’inquinamento dobbiamo lottare uniti perché abbiamo il compito di consegnare alle generazioni future un territorio sano e meno inquinato. Servono azioni strutturali che, come Provincia, abbiamo sempre cercato di coordinare e ora è arrivato il momento di agire in maniera univoca e forte».

Misure straordinarie

«Si tratta di un pacchetto di misure straordinarie – ha spiegato il Consigliere provinciale all’Ambiente Fabio Miotti – che la Regione Veneto, a seguito di un più ampio coordinamento con le quattro Regioni del nord del bacino padano, ha approvato dopo la sentenza della corte di Giustizia Europea. Lo scorso 10 novembre 2020, infatti, a livello europeo è stata aperta una procedura di infrazione per violazione sistematica e continuativa dei limiti di Pm10. Il Veneto è interessato per quanto riguarda il superamento giornaliero tra gli anni 2008 e 2017. Come Provincia abbiamo ritenuto di informare i Comuni sul contenuto della delibera regionale, rispondere alle domande e dare supporto ai sindaci che dovranno ora emettere le relative ordinanze». Alla riunione erano presenti anche i tecnici dell’Arpav e della Regione Veneto. Il nuovo pacchetto di misure anti inquinamento contenute nella delibera regionale, riguarderà le principali fonti di inquinamento che incidono sulla qualità dell’aria: trasporti, riscaldamento, agricoltura. Per tutti i settori sono previsti divieti e incentivi economici in modo da poter ridurre del 38% le emissioni di pm10 primario (prodotto principalmente dalla combustione di biomasse), del 39% gli ossidi di azoto (derivanti in prevalenza dal sistema di trasporto pubblico e privato), del 22% l’ammoniaca rilasciata soprattutto dalle attività agricole.

Agricoltura

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’agricoltura sono previste tre azioni: divieto di spandimento di liquami in condizioni di allerta superiore al verde, copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami zootecnici, interramento immediato dei liquami e di concimi a base di urea durante le operazioni di spandimento al campo. Per tali misure sono stati stanziati 22 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno ulteriori risorse a seguito di assestamento del bilancio regionale. Sul fronte dei trasporti le azioni si concentrano: sull’incentivazione dello svecchiamento del parco veicolare adibito a trasporto pubblico locale (TPL) per il quale sono stati stanziati 67.238.510,55 euro, oltre a 43.524.782 euro per l’acquisto e il refitting di natanti per la navigazione nella laguna di Venezia, sull’incentivazione dello svecchiamento del parco veicolare privato per il quale sono stati stanziati 15 milioni di euro e sulla limitazione dei veicoli in circolazione che comprendono l’adozione di misure restrittive durante gli episodi più critici di inquinamento e azioni a vocazione più strutturale con la promozione dello smart working almeno nelle pubbliche amministrazioni.

Riscaldamento

Per quanto riguarda il riscaldamento, le misure regionali straordinarie prevedono: l’estensione a tutto il Veneto (tranne la zona “Prealpi e Alpi”) del divieto di continuare ad utilizzare generatori a biomassa con una classe di prestazione emissiva inferiore alle 3 stelle. Ciò comporta di fatto il divieto di utilizzo di circa 350.000 impianti tra stufe e cucine a legna, caminetti aperti, inserti e caldaie con età di installazione approssimativamente superiore ai 10 anni (pari a poco meno di metà del totale degli impianti a biomassa installati in Veneto, secondo le stime effettuate attraverso l’indagine condotta da Arpav nel 2019 nell’ambito del progetto “Prepair”), il divieto di utilizzo anche degli apparecchi a 3 stelle durante i periodi di allerta superiori a verde, pari a circa ulteriori 135.000 impianti, il rinnovo del parco impianti, la diffusione di buone pratiche di gestione degli impianti, tra cui la frequente manutenzione degli impianti così da ridurre l’emissione di Pm10 e benzo(a)pirene, sono stati stanziati 12.000.000 euro, incrementabili a 20.900.000 nel 2023, per la rottamazione delle stufe a pellet o a legna obsolete. Sono stati inoltre previsti 600.000 euro per campagne di informazione sulla corretta manutenzione, comprensiva della pulizia delle canne fumarie, delle stufe a pellet o a legna e sul divieto di combustione di biomasse per le stufe obsolete. «Poiché la delibera è già in vigore e i sindaci dovranno muoversi nelle prossime settimane – ha concluso il consigliere Miotti – gli uffici della Provincia restano a disposizione a supporto delle amministrazioni locali. Se vogliamo arrivare a un risultato, infatti, dobbiamo giocare in squadra».

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