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In foto: la stazione Concordia dall'alto e Paride Legovini (Copyright Paride Legovini, PNRA, 2014)

In foto: la stazione Concordia dall'alto e Paride Legovini (Copyright Paride Legovini, PNRA, 2014)

Paride, giovane fisico padovano in Antartide a Concordia: "Il mio anno nel luogo più ostile della terra"

Paride Legovini, 31 anni, laureato in Fisica, ha trascorso 13 mesi alla base di ricerca permanente franco-italiana, da novembre 2013 a dicembre 2014. Poi il ritorno in Italia, e la difficoltà a trovare un lavoro

Un anno in Antartide, a 3.200 metri sul livello del mare (3.600 percepiti), in media meno 55 gradi (meno 20 quando fa "caldo", ma anche meno 70 nei giorni più freddi), e buio la maggior parte del tempo. Qualcuno potrebbe pensare sia un'idea folle. C'è chi invece ne rimane affascinato sin dal primo istante. È quello che è successo a Paride Legovini, padovano di 31 anni, laureato in Fisica all'università di Padova, selezionato per un progetto alla stazione di ricerca Concordia, dove ha trascorso 13 mesi, da novembre 2013 a dicembre 2014.

LA BASE CONCORDIA IN ANTARTIDE. Concordia è una delle due basi che l'Italia ha in Antartide, l'unica permanente (dal 2005), attiva, quindi, non solo nel periodo estivo, da novembre a febbraio, ma anche durante l'inverno australe, e condivisa con la Francia. Paride, dopo piccoli contratti con l'Università, cercando in internet, ha scoperto la possibilità di trascorrervi un anno e ha deciso di candidarsi. Per poter partecipare alla missione, ha dovuto superare alcuni test non solo di competenza ma anche di resistenza fisica. Inoltre ha partecipato ad un corso di preparazione in Francia. Poi la partenza.

SOLO IL PERSONALE ESSENZIALE. Nel primo periodo, tra novembre e febbraio, ha avuto la possibilità di lavorare fianco a fianco con il suo predecessore, e prepararsi al periodo più duro, l'inverno australe, quello in cui nessuno può arrivare a Concordia o abbandonarla. All'interno della stazione, solo il personale essenziale, circa 15 persone (italiani, francesi, un greco e un russo): meccanici, personale scientifico, un medico e un cuoco.

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IPOSSIA E RITMI SCOMBUSSOLATI. Paride ha lavorato a diversi progetti di geofisica e fisica dell'atmosfera. "Non è un lavoro semplice - racconta - non solo da un punto di vista scientifico, ma anche per le condizioni in cui ci si trova ad operare, in un ambiente ostile, che richiede un grande impegno fisico. Nei primi giorni - continua - si soffre molto di ipossia, condizione che non ti lascia mai completamente. C'è meno resistenza, e lo sforzo per compiere qualsiasi cosa è maggiore. A partire da maggio fino ad agosto, l'Antartide è avvolta nel buio o nella penombra. Tutto questo - spiega - scombussola i ritmi, senza contare l'isolamento e un ambiente piatto, bianco o scuro. Stando sempre insieme alle stesse persone: una situazione che ti mette alla prova".

"CONCORDIA MI HA AFFASCINATO SUBITO". "Un'esperienza del genere va desiderata - prosegue - bisogna essere convinti e consapevoli prima di partire, e documentarsi. Io ne sono stato fin da subito affascinato, ed è un'esperienza che mi ha lasciato molta soddisfazione. Quando per caso in internet mi sono imbattuto in questa possibilità, ho subito deciso di candidarmi: volevo vedere dove può arrivare l'uomo, come possa sopravvivere anche nel luogo più ostile della terra. E, davvero, il cielo che si vede da lì, non si vede da nessun'altra parte al mondo".

"IL CIELO DELL'ANTARTIDE". Ed è proprio il cielo dell'Antartide il ricordo che Paride vive con maggiore intensità: "La prima volta che sono uscito fuori al buio, potevo vedere il colore delle stelle, la via Lattea. Una delle cose più belle è stato assistere alle aurore australi". Purtroppo il tempo, nonostante le difficoltà, scorre veloce a Concordia: "C'è sempre qualcosa da fare, ma, alla fine, di tutto quello che avrei voluto, sono riuscito a realizzare solo una piccola frazione. Il 21 giugno, durante la festa di Midwinter, mi sono reso conto di quanto un anno possa passare in fretta, credevo di riuscire a leggere più libri e che avrei studiato di più".

I "MECCANICI". 13 mesi in condizioni di vita estremamente ostili, eppure Paride non ricorda momenti di particolare difficoltà: "Non ho vissuto grosse preoccupazioni, il team tecnico era molto preparato. In una base antartica - spiega - fondamentali sono i generatori di elettricità e calore. Tutto ha funzionato perfettamente. Certo, stando sempre insieme alle stesse persone, ci possono essere delle incomprensioni, ma io mi sono sempre trovato bene con tutti".

"TORNEREI A CONCORDIA". C'è chi torna. Ma non sarà, forse, il caso del giovane fisico padovano: "Farei volentieri un'altra campagna estiva, ma non un altro inverno, almeno non adesso. Ho tante altre cose da fare nella vita, e la mia esperienza a Concordia l'ho fatta". Paride ha abbandonato la stazione lo scorso dicembre, raggiungendo la base francese sulla costa a bordo di un piccolo aereo: "Da lì siamo stati imbarcati su una nave proprio il giorno di Natale, ma i ghiacci si sono chiusi e siamo rimasti bloccati. Non abbiamo potuto fare altro che rimanere lì ad aspettare che il tempo passasse, quando ci siamo mossi era già passato Capodanno".

LAVORO: "IN ITALIA NON C'È APERTURA". Prima di tornare in Italia, il 31enne padovano si è concesso però un viaggio di piacere di un mese in Australia: "A Padova era inverno e ne avevo abbastanza - scherza - mi sono goduto un po' di sole". Poi il ritorno a casa, dopo un anno decisamente fuori dal comune, e il pensiero al futuro: "Mi sono preso una piccola pausa. Ora sto cercando un lavoro. Vorrei continuare ad occuparmi di ricerca, ma i fondi purtroppo non ci sono". Non esclude l'estero: "Non sono uno di quelli che se ne vogliono andare - confessa - ma se non avrò alternative, lo farò. Per ora spero di trovare qualcosa nel mio Paese".  

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