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Concorso truccato alla specializzazione in Chirurgia: prof. e neolaureata condannati

Accusati di abuso d'ufficio, e il docente anche di falso, il tribunale di Padova ha condannato a un anno e 4 mesi quest'ultimo e a un anno e 2 mesi la studentessa. Per entrambi l'interdizione dai pubblici uffici, anche con la concessione della sospensione condizionale

Professore e neolareata (all'epoca dei fatti contestati) in Medicina condannati per abuso d'ufficio e, il primo, anche per falso, in merito al concorso per l'ammissione alla scuola di specializzazione di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica di Udine, confederata con la paritetica di Padova. Entrambi erano finiti nel mirino della Guardia di Finanza per presunte irregolarità. Il docente, di 55 anni, avrebbe passato alla 32enne triestina le tracce del compito in anteprima.

LA CONDANNA. Lunedì pomeriggio, come riportano i quotidiani locali, il tribunale di Padova ha condannato a un anno e 4 mesi il primo e a un anno e 2 mesi la seconda. Per entrambi anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena anche con la concessione della sospensione condizionale. Nella sua requisitoria, il pm Sergio Dini aveva chiesto 2 anni e 2 mesi per il docente e un anno e 4 mesi per la specializzanda, sottolineando come, nel concorso, "non è stato premiato il merito" bensì "il principio del 'Vinca chi ha i soldi'".

DOMANDE DEL TEST IN ANTICIPO. Professore universitario e studentessa sarebbero stati concordi. Lui, nella commissione giudicatrice dei test d'ingresso per l'ammissione alla Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica, le avrebbe garantito l'accesso, fornendole, durante un incontro in un bar di Udine, le 19 tracce che sarebbero state presentate ai candidati per la selezione relativa all'anno accademico 2011-2012; lei, a sua volta, si sarebbe "comprata" quel posto da specializzanda, che sarebbe stato finanziato dall'azienda di cui il padre era socio. Al cattedratico è stato contestato anche il falso, per avere firmato la propria presenza a riunioni della commissione esaminatrice cui non avrebbe in realtà preso parte (si sarebbe trovato non a Padova durante quegli incontri, ma tra Pordenone e Udine). 

PARTICOLARE COINCIDENZA. Secondo quando ricostruito dall'accusa, la candidata conosceva in anticipo le domande del test d'ammissione, che le sarebbero state fornite dal professore, consentendole di superarlo senza problemi anche se, arrivata 13° su 12, non le sarebbe stato sufficiente per entrare nel corso. A suscitare i sospetti degli inquirenti sarebbe stato allora il finanziamento erogato dal padre della studentessa stessa, un imprenditore del settore biomedicale. Per legge è infatti ammesso l'aumento del numero chiuso di ammissioni al corso di specializzazione, se finanziato da privati. La particolare coincidenza che si trattasse di un diretto familiare della beneficiaria aveva messo quindi sull'attenti la magistratura euganea. La studentessa, passata in contemporanea anche a un altro concorso, non si era poi iscritta al corso dell'Ateneo di Padova. L'inchiesta si inserisce in un contesto più ampio, un'indagine partita da Firenze su test d'ingresso sospetti alle facoltà di Medicina.

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