Coppia condannata per maltrattamenti su un cane. Oipa: «Le pene non sono adeguate»

L'Organizzazione internazionale protezione animali di Padova interviene sulla recente condanna di un uomo e una donna. La sentenza a due anni dal sequestro dell'animale

Una delle immagini scattate da Oipa per documentare lo stato di detenzione dell'animale

«Una sentenza importante, perché segna una presa di posizione dell'autorità giudiziaria sui maltrattamenti agli animali. Eppure una pena non commisurata alle sofferenze inflitte». Così Oipa Padova commenta la condanna a venti giorni che il tribunale ha inflitto a una coppia dell'Alta Padovana.

I sopralluoghi

A sollevare il caso più di due anni fa erano stati gli stessi volontari di Oipa, che nelle pertinenze di un'abitazione privata di Curtarolo avevano notato e monitorato per settimane le condizioni di detenzione di un meticcio. Il cane sarebbe rimasto per più di un anno chiuso in un recinto senza poter entrare e uscire, tra fango, feci e fogliame, senza un riparo adeguato né acqua pulita. I proprietari erano un uomo e una donna che avevano ricevuto una prima visita dalle guardie zoofile Oipa, che li avevano invitati a migliorare immediatamente le condizioni dell'animale: «A un mese dal sopralluogo nulla era cambiato» ha spiegato Antonio Buson, coordinatore delle guardie ecozoofile Oipa di Padova.

La condanna

A quel punto l'organizzazione aveva proceduto con il sequestro del cane e la denuncia dei proprietari. Ne è seguito un processo che nei giorni scorsi ha portato alla sentenza di primo grado con una condanna a venti giorni. «Il pubblico ministero aveva chiesto quattro mesi, tuttavia la sentenza dimostra che l'autorità giudiziaria prende una posizione nei confronti di chi maltratta gli animali. La condanna è un importante primo passo, ma le pene previste al momento per questo tipo di reati non sono commisurate alle condizioni indecorose in cui troppo spesso molti animali sono costretti a vivere» dichiara Oipa. «È responsabilità dei proprietari garantire il benessere del proprio animale. Abbandonare un cane a sé stesso, privato di contatti sociali, dentro un recinto senza neanche possibilità di uscire, senza pavimentazione né un riparo ideo, è un abuso che finalmente viene punito dalla legge» conclude Buson. Il cane si trova ora in attesa di adozione al canile rifugio San Francesco di Presina di Piazzola sul Brenta e si è completamente ristabilito.

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