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Bracconaggio, denunce e sequestri nel Padovano: uccelli vivi venduti come richiami

Intensificati in gran parte della provincia patavina i controlli dei carabinieri Forestali nell’ambito della sorveglianza e del contrasto all’attività venatoria irregolare e del bracconaggio, con particolare attenzione alle zone di pregio naturalistico ed ambientale

Sono circa una decina i cacciatori che al giro di boa della stagione venatoria – che si concluderà a fine gennaio - sono già stati deferiti all’autorità giudiziaria per reati di diverso tipo: la maggior parte per aver cacciato con l’ausilio di richiami elettroacustici vietati e per aver abbattuto esemplari di avifauna protetta come tordi (pispolone) e fiste (pispola) molto ricercate ed apprezzate dal punto di vista culinario negli spiedini invernali, violazione questa che prevede oltre al decreto penale, anche il sequestro e confisca di fucili da caccia con la sospensione della Licenza di caccia da 1 a 3 anni.  

UCCELLI VIVI CEDUTI IN PARCHEGGIO.

Denunciate inoltre alla Procura due persone accusate di commercio di avifauna ”pizzicate” in flagranza di reato mentre cedevano degli uccelli vivi nel parcheggio di un noto centro commerciale a Padova Est, che una volta piazzati sul mercato avrebbero fruttato varie migliaia di euro, da utilizzarsi come richiami vivi. Indagini non ancora concluse ma che già portano i carabinieri Forestali a delineare il reato di uccellagione in quanto cattura indistinta di volatili con un sistema vietato di reti, furto venatorio e falsificazione di sigilli di stato costituiti da anelli inamovibili che normalmente vengono apposti alle zampe di volatili appena nati negli allevamenti autorizzati ma che non è possibile apporre a degli esemplari catturati illegalmente adulti con reti, se non creando lesioni e maltrattamenti. Su delega della Procura di Padova sono in corso da parte dei carabinieri Forestali approfondimenti ed indagini, estese anche alle province limitrofe di Treviso e Vicenza, in relazione agli eventuali reati di maltrattamento animali e per la verifica della liceità urbanistica e paesaggistica di alcuni appostamenti precari di caccia posti lungo i fiumi.

DIVIETO DI UTILIZZO DI ANATIDI.

Numerosi sono stati inoltre i controlli messi in atto dai carabinieri Forestali in materia sanitaria sul divieto di utilizzo di anatidi come richiami vivi a causa della diffusione della influenza aviaria e sulla illegale offerta presso i ristoranti e trattorie dell’avifauna selvatica cacciata. Tanta attività è stata fatta negli ultimi anni dai carabinieri allora Forestali nella provincia di Padova ma nonostante i controlli e le denunce vi sono ancora persone, magari in possesso di  licenza di caccia, che per motivi legati alla cieca passione  od anche ad interessi economici, scelgono in barba ai divieti di abbattere specie protette, alimentando il mercato illegale di consumatori di pietanze proibite ed il giro d’affari che ruota intorno alle specie protette .

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