Controlli delle guardie dell'E.N.P.A.: no a maltrattamenti sui crostacei

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Riceviamo e pubblichiamo.

“Sto cercando, piuttosto, di elaborare e verbalizzare alcune delle domande assillanti che sorgono tra le risate e i saltelli e l’orgoglio della comunità per il Festival dell’aragosta del Maine. La verità è che se voi, partecipanti al Festival, fate tanto di pensare che le aragoste soffrono e ne farebbero volentieri a meno, il Fam comincia ad assumere un aspetto analogo a un circo romano o alle truculente torture medioevali.
Il paragone sembra un po’ eccessivo? Se sì, perché? Oppure, che ne dite di questa: è possibile che le generazioni future guarderanno alle nostre attuali agroindustrie e pratiche mangerecce in modo del tutto simile a come oggi noi vediamo gli spettacoli di Nerone o gli esperimenti di Mengele? La mia prima reazione è che un paragone del genere è ridicolo, estremo – eppure il motivo per cui mi sembra estremo è che credo che gli animali siano moralmente meno importanti degli esseri umani; e quando mi trovo a difendere tale convinzione, persino con me stesso, devo riconoscere che a) ho un ovvio interesse egoistico in tale convinzione, dato che mi piace mangiare certi tipi di animali e voglio continuare a farlo, e b) non sono riuscito a elaborare nessun tipo di sistema etico personale in cui tale convinzione sia davvero difendibile e non solo egoisticamente vantaggiosa.”

Scriveva così, il brillante scrittore e saggista statunitense David Foster Wallace, nel suo libro “Consider the Lobster”.
E proprio di aragoste, astici, granchi ed altri crostacei, parliamo sotto Natale.  
Cibi sfiziosi, ma soprattutto costosi, anche se fino all’Ottocento l’aragosta era pappa per poveri e detenuti! Non ci credete? Le aragoste che restavano incagliate sulla costa di Boston dopo la burrasca, venivano tritate e sparse come fertilizzante!
Poi, l’aragosta è diventata raffinatamente... chic.

Molti “pescivendoli” e acquirenti non sanno che la detenzione, al di fuori di un ambiente acquatico, di crostacei vivi sul ghiaccio, o in scatole, con le chele legate, per la vendita al dettaglio, sono pratiche vietate per cui è prevista l'imputabilità del reato di Maltrattamento di animali, ai sensi dell’Art. 544-ter. del Codice Penale, introdotto dalla Legge 20 luglio 2004, n.189: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro...”
Il requisito d’illiceità speciale “senza necessità” sussiste, dal momento che la condotta non può essere scriminata in situazione di “comodità ed opportunità” quale la cessione di un bene ad altri ad un determinato prezzo: la vendita in pescheria!
Al contrario, l’art. 4 del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 n. 531 stabilisce che: “I prodotti della pesca destinati  ad  essere  immessi  vivi  sul mercato devono essere  tenuti  costantemente  nelle  condizioni  più idonee alla sopravvivenza.”. Perciò, tali animali, seppur venduti per scopi alimentari, non debbono sottostare a sofferenze inutili.
Quanto alla bollitura delle aragoste vive, valgono le cose già dette. Si tenga presente che le aragoste sono in grado di rilevare il cambiamento di temperatura dell’acqua di appena mezzo grado. I crostacei in questione sono muniti di peli sensoriali, nocicettori (terminazioni nervose recettive del dolore, sensibili a temperatura, forze meccaniche e sostanze chimiche), neurotrasmettitori, di un cerebro costituito da gangli, e quindi di un sistema nervoso centrale e di un sistema nervoso simpatico, associato al tratto digerente.
“Se la calate nella pentola fumante inclinando il contenitore, qualche volta l’aragosta cercherà di aggrapparsi ai bordi del contenitore o persino di agganciarsi con le chele all’orlo della pentola, come una persona che cerca di non cadere dal bordo di un tetto. E ancora peggio è quando è immersa del tutto. Anche se coprite la pentola e vi girate dall’altra parte, di solito sentirete il coperchio che sbatacchia e sferraglia mentre l’aragosta cerca di spingerlo via per uscire. Oppure sentirete le chele della creatura che grattano i lati della pentola mentre si dibatte. L’aragosta, in altre parole, si comporta in modo assai simile a come ci comporteremmo voi o io se venissimo buttati nell’acqua bollente (con l’ovvia eccezione delle urla). ”
I pescivendoli sono avvisati: i crostacei vivi per la vendita possono essere esposti solo in contenitori d’acqua marina aerati. Diversamente incorreranno in procedimenti penali.
Le Guardie Zoofile dell’E.N.P.A. saranno impegnate in controlli nelle pescherie, supermercati e presso i venditori ambulanti per verificare il rispetto delle norme. 
Si invita a segnalare eventuali Maltrattamenti all’indirizzo di posta elettronica ggzzpadova@gmail.com o ai numeri di telefono 3472632424 e 3889334844.

Quanto alle aragoste bollite: considerate invece di bollire per pochi secondi dei pomodorini, così da ottenere dei deliziosi “pomodorini confit” senza buccia.
Considerate di lasciar perdere l’aragosta.

Ente Nazionale Protezione Animali – Padova    Gruppo d’Intervento Giuridico – Veneto
Coordinamento Protezionista Padovano

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