«Badante positiva? La signora viaggiava con altre 12 persone sconosciute, le stiamo cercando»

A fare il punto della situazione è la dottoressa Annamaria Cattelan, primario del reparto di Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliera di Padova: «Non sappiamo se le persone che viaggiavano con lei si siano fermate tutte a Padova o altrove»

La dottoressa Annamaria Cattelan con Luca Zaia durante il punto stampa odierno

«La signora tornava dalla Moldavia dopo tre mesi, fa la badante a un'anziana signora a Padova e ha avuto i primi sintomi una volta tornata. Si è recata in pronto soccorso ed è stata comprovata la sua positività. Da quel che ci racconta ha fatto questo viaggio di ritorno con altre 12 persone che lei non conosce e non sappiamo se si siano fermate tutte a Padova o altrove. Abbiamo quindi “tamponato” anche 5-6 familiari dell'anziana mettendoli in quarantena, anche se i tamponi sono risultati negativi. Non parlerei di focolaio visto che abbiamo un unico caso e che l'entità della sindrome è molto modesta: sembra che non abbia avuto altri contatti oltre all'anziana che assiste, i suoi familiari e appunto le persone con cui ha viaggiato, che stiamo cercando di rintracciare». Il resoconto arriva quasi alla fine del suo lungo e interessante intervento, ma va messo necessariamente all'inizio alla luce dell'importanza e della “freschezza” della notizia: la dottoressa Annamaria Cattelan, primario del reparto di Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliera di Padova, ha spiegato nei dettagli la situazione relativa alla signora rientrata dall'Est Europa e trovata positiva al Coronavirus.

Virus

La dottoressa Cattelan, ospite della consueta conferenza stampa di Luca Zaia, ha poi fatto il punto di questi 110 giorni di emergenza: «Siamo stati in trincea, il virus ci ha trovati impreparati ma l'abbiamo combattuto molto bene fin da subito. Sinceramente pensavamo che mai quest'epidemia avrebbe varcato i confini nazionali: eravamo tutti convinti che tutto fosse circoscritto nelle aree in cui era nato il virus, non ci aspettavamo un arrivo così massivo e improvviso. Ricordo ancora la telefonata alle ore 16.30 di venerdì 21 febbraio, quando il direttore Flor ci ha avvisato del primo caso di Coronavirus a Vo': da lì è cambiato tutto. Nelle prime settimane tutti noi avevamo paura perché non conoscevamo a pieno il virus e la sua pericolosità, ma abbiamo subito messo in piedi un efficiente piano emergenziale grazie a un lavoro di squadra che ha visto la Regione Veneto e le aziende direttamente impegnate e a Padova c'è stata una collaborazione stretta tra l'ospedale di Padova e quello di Schiavonia con condivisione dei protocolli terapeutici».

Dati

La dottoressa Cattelan snocciola quindi qualche dato davvero importante: «Con le Malattie Infettive abbiamo puntato su un triage avanzato, nelle prime otto settimane dell'epidemia abbiamo fatto più di 13mila tamponi a 7.800 pazienti arrivati direttamente lì. Nel nostro reparto di malattie infettive fino al 20 maggio abbiamo seguito 303 pazienti: l'età media era di 60 anni con pazienti che vanno dai 47 agli 82 anni, e il 23% di loro è poi entrato in terapia subintensiva. La mortalità complessiva è stata del 6,8%, bassissima se paragonata con le altre casistiche italiane ed europee. Sappiamo che la carica infettante è maggiore nella prima fase di comparsa dei sintomi, e dopo 9-10 giorni non c'è più questa carica come abbiamo potuto vedere anche dai nostri operatori sanitari. Noi da quasi un mese non vediamo più Coronavirus “veri”, nel senso che abbiamo visto positività ma non vuol dire che questo virus sia necessariamente infettante».

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Farmaci e futuro

Chiusura per la dottoressa Cattelan con un flash sulle sperimentazioni e un occhio ottimistico al futuro: «Le sperimentazioni coi farmaci? La mortalità bassa ci dicono che sono andati bene, il miglior risultato l'abbiamo avuto col Rendesivil, che ci ha consentito una negativizzazione più rapida dei pazienti trattati. Recrudescenza in autunno? Mi auguro che ciò non avvenga, anche se piccoli focolai dobbiamo imparare ad averli e a conviverci. Il virus però adesso lo conosciamo, quindi sappiamo come prevenirlo o combatterlo. In Veneto ci siamo comportati in maniera esemplare: abbiamo spento l'incendio, ora dobbiamo spegnere e controllare i vari focolai».

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