Mancati aiuti economici alle zone rosse del Veneto, Giordani: «Non starò zitto e fermo»

«Sicuramente nelle prossime ore promuoverò un’iniziativa trasversale e aperta a tutti i Sindaci delle nostre province per raccogliere con forza un messaggio chiaro degli amministratori da recapitare al Governo e al Presidente del Consiglio»

Sergio Giordani

È di sabato 16 maggio la notizia della decisione del Governo di destinare la somma di 200 milioni di euro alle province classificate “zona rossa” durante la Fase1 dell’emergenza Covid-19. Una notizia che sarebbe positiva se il provvedimento non destinasse l’intera cifra a cinque province lombarde dimenticando totalmente il Veneto, fin da subito inserito dallo stesso governo tra le “zone rosse” con le province di Padova, Venezia e Treviso. La provincia di Padova. in particolare con il Comune di Vo' Euganeo, è stato il territorio - insieme a Codogno - dove per primo si è manifestato il virus in Italia. L'incomprensibile assenza di aiuti per le zone rosse del Veneto ha provocato la giusta reazione dei Sindaci dei territori interessati, che stanno preparando un’interlocuzione ferma e decisa con il Governo perché riveda questa decisione, senza naturalmente nulla togliere, alle cinque province lombarde.

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Sergio Giordani

Su questa delicata questione il sindaco di Padova Sergio Giordani è in stretto contatto con i sindaci degli altri capoluoghi veneti con i quali sta valutando i passi da compiere assieme e, con una nota, puntualizza e sottolinea: «Nessuna volontà di buttarla in politica, o in polemica, ma anche nessuna intenzione di stare zitto e fermo. È una questione di equità e di rispetto per territori che, da qualunque parte la si guardi, hanno sofferto, tra i primi in Italia, le conseguenze del virus e ne sono usciti con danni incalcolabili. Stanno bene i contributi extra alle provincie della Lombardia più colpite, nessuno intende toglierli, serve però assolutamente aggiungere risorse per evitare sperequazioni sulle macerie che ci ha lasciato in eredità questa epidemia. Nessuno può ragionevolmente negare che il Veneto sia stato una regione colpita durissimamente e nessuno può nascondere che le provincie di Padova, Venezia e Treviso proprio per questi dati oggettivi siano state considerate, con altre 24 in Italia, zone rosse per prime. Era l’8 marzo e lo ha deciso il Governo per motivi epidemiologici all’interno di criteri non discutibili e scientifici; ora non ci si può chiedere di dimenticarlo. Non serve ed è sbagliato entrare in confronti odiosi su quali territori abbiano gestito meglio o peggio l’epidemia, ma è necessario dirsi la verità: tutti questi territori, indistintamente, hanno avuto gravi danni e ne hanno avuti più di altri nel panorama nazionale. Adesso, nel dialogo ma con fermezza, serve far sentire la propria voce. Per una volta il territorio faccia squadra in blocco, senza bandiere di partito e chieda a Roma una cosa semplice: senza togliere nulla a nessuno, ristabilite immediatamente condizioni di equità per tutti. Personalmente ho già avviato un dialogo con esponenti del governo e penso che in sede di conversione se non anche prima serva intervenire. Io collaboro con tutti, apprezzo quello che nell’emergenza hanno fatto da Roma in giù in una situazione difficilissima ma non rinuncio a esprimere le necessità e difendere i diritti della mia gente. Sicuramente nelle prossime ore promuoverò un’iniziativa trasversale e aperta a tutti i Sindaci delle nostre province indipendentemente dalle dimensioni dei comuni per raccogliere con forza un messaggio chiaro degli amministratori da recapitare al Governo e al Presidente del Consiglio: spero e credo basterà per avviare subito una riflessione che porti a fatti concreti».

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