«Ho 31 anni e sono positiva al Coronavirus»: la storia di Silvia, una padovana a Parigi

Silvia ha 31 anni, è di Padova ma vive da sei anni in Francia. E alle ore 20 di venerdì 20 marzo ha scoperto di essere positiva al Coronavirus. Le abbiamo chiesto di raccontarci tutto dal principio, e lei ha accettato

Silvia, la ragazza padovana positiva al Coronavirus durante la sua quarantena a Parigi

«Io non ho nessuna paura di star male, ma so di essere un veicolo per la diffusione della malattia». Silvia ha 31 anni, è di Padova ma vive da sei anni in Francia. Ingegnere biomedico, lavora a Parigi in un'azienda di diagnostica molecolare. E alle ore 20 di venerdì 20 marzo ha scoperto di essere positiva al Coronavirus. Le abbiamo chiesto di raccontarci tutto dal principio, e lei ha accettato di buon grado. Vi proponiamo quindi la sua storia, con una raccomandazione: leggetela bene, può essere di grande aiuto non solo per voi ma per tutte le persone che vi stanno intorno. Perché con il Covid-19 non si scherza.

Prime avvisaglie

Tutto ha inizio domenica 8 marzo: «Ero a casa mia a Parigi quando mi è comparso un po' di mal di testa e ho avvertito la sensazione di avere la febbre. Me la sono misurata ma avevo 37.3, nella norma tutto sommato, quindi non mi sono preoccupata, ipotizzando che sarà dovuta alla stanchezza o al fatto di aver lavorato troppo al computer». Nel frattempo, in Francia, poco o nulla sembra muoversi a livello di misure restrittive: il presidente Emmanuel Macron decide solo nella serata di giovedì 12 di fare il primo passo chiudendo scuole e università, per poi “rilanciare” annunciando la serrata di bar, ristoranti e locali dalla mezzanotte di sabato 14. Il tutto mentre Silvia continua regolarmente la sua vita: «A parte qualche momento di stanchezza nei giorni immediatamente successivi alle prime avvisaglie ho dormito senza problemi, ho continuato a lavorare regolarmente e sono anche andata due volte in palestra». Nonostante ciò Silvia, con grande giudizio, prende una decisione: «Da venerdì 13 a domenica 15 sono rimasta chiusa in casa, dove vivo da sola». Motivo: «Sono in continuo contatto con le mie amiche in Italia, che mi tengono informata ora dopo ora su cosa accade anche nella mia Padova, e sapevo che loro erano già in “quarantena” quindi ho deciso di seguire il loro esempio».

Campanello d'allarme

Il secondo campanello d'allarme “suona” nella mattinata di domenica 15 marzo: «Mi sono svegliata, e facendo colazione mi sono accorta di aver completamente perso il senso del gusto e dell'olfatto. Non sentivo davvero nulla: ho bevuto un caffé e niente, ho mangiato un po' di pane con la marmellata e ancora niente. Allora ho provato a vedere se la situazione cambiava con gusti più forti: ho assaggiato della senape e annusato un balsamo con eucalipto, ma continuavo a non sentire alcun sapore e allora mi sono detta “qui c'è un problema”. L'ho subito scritto via Whatsapp alle mie amiche in Italia, e loro mi hanno immediatamente detto che era uno dei sintomi del Coronavirus. Io sono caduta dalle nuvole, perché qui in Francia non l'avevo neanche lontanamente sentito nominare dato che indicavano solo febbre, tosse, difficoltà respiratorie e dolori muscolari. Mi sono quindi allarmata, e il giorno dopo ho chiamato il mio medico curante spiegando la situazione: mi ha consigliato di andare da lei per una visita, ma io mi sono rifiutata perché se fossi andata magari avrei contagiato anche le altre persone presenti. A quel punto mi ha semplicemente detto di non andare neanche al lavoro». Silvia, però, non poteva proprio seguire quest'ultimo consiglio, ed è dovuta volare a Tolosa: «Ma ho seguito tutte le precauzioni con grande scrupolo viaggiando con la mascherina, disinfettandomi ogni dieci minuti le mani con gel idroalcolico e mantenendo tutte le doverose distanze di sicurezza». Ed è in questo momento che aggiunge una cosa di fondamentale importanza: «Da domenica 8 a oggi, sabato 21 marzo, avrò fatto in tutto al massimo cinque colpi di tosse». Nonostante la positività.

Silvia Coronavirus 2-2

Gusto e olfatto

Prosegue Silvia: «Il gusto e l'olfatto mi sono tornati all'improvviso nella serata di mercoledì 18 marzo, dopo tre giorni in cui ho avuto anche poco appetito. Il momento più brutto l'ho provato intorno alle ore 13 di giovedì 19 marzo: ero stata davanti al computer tutta la mattina per lavoro, e appena ho staccato gli occhi dallo schermo ho avvertito un fortissimo giramento di testa, accompagnato da un formicolio alle mani e dalla sensazione di svenire, quindi mi sono sdraiata tenendo le gambe alte per far circolare il sangue. Sono rimasta in quella posizione per circa un'ora perché faticavo a respirare dall'angoscia, e appena mi sono tranquillizzata ho chiamato il numero gratuito attivato dal ministero della salute francese per l'emergenza Coronavirus: ho spiegato tutto quello che avevo avuto negli ultimi giorni, e mi hanno consigliato di telefonare subito al 15, che in Francia è il numero per le urgenze. A quel punto ho parlato con la dottoressa di guardia, che ha voluto sentire come respiravo e come tossivo appurando che in realtà non avevo sintomi evidenti. Quando però le ho detto che nei giorni precedenti avevo perso il senso del gusto e dell'olfatto e che sapevo che poteva essere uno dei sintomi dato anche che lavoro in ambito sanitario mi ha fissato un appuntamento per effettuare il tampone». Prima di continuare nel racconto Silvia ci tiene a fare una puntualizzazione: «Il sistema sanitario francese è ottimo, e prima che scoppiasse l'emergenza non solo erano già stati potenziati gli ospedali e i reparti di terapia intensiva ma il Governo a inizio marzo, quando l'Europa era alle prese con le prime avvisaglie, aveva "requisito" con un decreto tutti gli stock di mascherine destinandoli agli ospedali. Così facendo dalla settimana del 9 marzo le mascherine sono diventate introvabili nelle farmacie e online, quindi ho chiesto alla mia azienda, che collabora con ospedali e laboratori di analisi pubblici e privati, di procurarne qualcuna e perfino loro hanno avuto difficoltà a trovarle».

Tampone positivo

Spiega Silvia: «Giovedì pomeriggio, quindi, sono andata in un ospedale in centro a Parigi per effettuare il test. C'era molta gente ma la situazione era ben gestita: io avevo la mia mascherina e il mio gel disinfettante, ma il personale sanitario li forniva immediatamente a chi ne era privo. Una volta fatto il tampone mi hanno detto che i risultati sarebbero arrivati via mail nella mattinata di ieri, quindi ho lavorato da casa tranquillamente. I risultati, però, non arrivavano, e alle 20 circa il mio cellulare ha iniziato a squillare. Leggo "numero privato" e penso: "Ci siamo". Dall'altra parte del telefono c'è una dottoressa dell'ospedale che mi annuncia quello che già mi sentivo: sono positiva al Coronavirus. E il "bello" è che oggi non mi sento nessun sintomo: zero febbre, zero tosse, niente. Questo dovrebbe far capire quanto è subdolo questo virus». Adesso Silvia ha un iter ben preciso da seguire, ma che fa strabuzzare gli occhi a qualsiasi residente italiano: «Ora devo stare in quarantena totale ma per una sola settimana, e nelle successive 48 ore devo monitorare attentamente se appaiono ulteriori sintomi. Qualora ciò non accadesse io per loro potrei uscire normalmente, ma è sbagliatissimo perché io già adesso non ho sintomi e magari non ne avrò per i prossimi nove giorni ma sarò ancora positiva, quindi io ho deciso che tornerò alla mia vita normale solo dopo aver chiesto di fare un altro tampone e aver avuto esito negativo. E spero che anche tutte le altre persone positive asintomatiche seguano il mio esempio, altrimenti continueremo a stare così all'infinito». Silvia, infine, invita tutti a una riflessione: «Pensate se qualcuno nelle mie condizioni ma che non ha fatto il tampone esce per una corsetta, tocca un palo o una panchina e dopo qualche minuto arriva un anziano che a sua volta tocca la stessa superficie. Dispiace che non si possa testare tutti, ma spero davvero che tutti i giovani stiano a casa perché siamo i peggiori veicoli per la malattia».

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