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Coronavirus, Tacconelli: «Abbiamo iniziato a somministrare gli anticorpi monoclonali, è un'arma utilissima»

La professoressa ha fatto il punto sugli anticorpi monoclonali, ma non solo: «Se nei prossimi due mesi tutto verrà fatto in modo ottimale e se anche i cittadini faranno la propria parte noi con l'estate potremmo chiudere quasi completamente il Covid. Io la vedo la fine del tunnel, ma oggi sono molto più serena rispetto a dicembre perché è stata una catastrofe, il mese più difficile di tutta la mia vita come per tanti altri colleghi»

Queste le dichiarazioni rilasciate dalla professoressa Evelina Tacconelli sugli anticorpi monoclonali: «Martedì scorso Aifa ha consegnato alle Regioni il primo lotto di anticorpi monoclonali. Siamo l'unico Paese con la Germania che li ha approvati in via emergenziale, ed è un'arma che può essere estremamente utile se coniugata con quello che già abbiamo. Con gli anticorpi monoclonali se riusciamo a farli tra i primi tre e i primi cinque giorni diamo al soggetto un'enorme possibilità di non finire in ospedale. A Verona ci siamo organizzati molto rapidamente, è stato un incredibile lavoro di squadra. La somministrazione dura un'ora e poi una volta tenuti in osservazione per un'altra ora verranno rimandati a casa e tenuti sotto ulteriore osservazione per quattro settimane. A fine mese arriveranno oltre 30.000 fiale. Credo che questa ondata sia e sarà diversa dalle precedenti perché ci sono meno soggetti a rischio che possono andare incontro a sviluppare il contagio. Se tutto questo nei prossimi due mesi verrà fatto in modo ottimale e se ognuno di noi farà la propria parte facendo attenzione al 100% con le misure di prevenzione noi con l'estate potremmo chiudere quasi completamente la sfida con il Covid. Io la vedo, la fine del tunnel: oggi sono molto più serena rispetto a dicembre perché è stata una catastrofe, il mese più difficile di tutta la mia vita come per tanti altri colleghi. Dicembre non è neanche paragonabile a quanto passato a marzo-aprile, è stato drammatico. Sono ottimista, ed è la prima volta dal febbraio 2020 che uso questa parola: se i programmi di vaccinazione proseguono, se possiamo utilizzare gli anticorpi monoclonali, se le terapie sperimentali che stiamo testando continuano a essere così promettenti e se si continua col distanziamento sociale finché non migliora la situazione io credo che ad ottobre avremo ancora dei piccoli cluster e qualche ricovero ma non la situazione di emergenza che abbiamo adesso. Non credo che la cultura dell'umanità e della condivisione poi alla fine debba per forza essere bloccata da una mascherina. Sono molto preoccupata del fatto che i ragazzi, e metto dentro anche mio figlio, stiano imparando che è normale non abbracciarsi quando si vedono perché lo trovo un atto culturare veramente drammatico, però credo anche che sarà velocissimo ritornare a quello che c'era prima e sono convinto che è temporaneo, e che basterà veramente un attimo per la famosa festa dell'ultimo dell'anno, che io sogno, in cui ci si abbraccia e ci si bacia a mezzanotte».

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