Tamponi "a cerchi concentrici": si allarga il maxi-progetto regionale per combattere il Coronavirus

Nel consueto punto stampa organizzato nella sede della Protezione Civile di Marghera, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha presentato con Rosario Rizzuto, Andrea Crisanti e Stefano Merigliano hanno presentato il progetto che prevede la realizzazione di tamponi "a cerchi concentrici"

Nel consueto punto stampa organizzato nella sede della Protezione Civile di Marghera, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha presentato con Rosario Rizzuto, Andrea Crisanti e Stefano Merigliano l’allargamento del progetto (già in corso) che prevede la realizzazione di tamponi "a cerchi concentrici".

Luca Zaia

Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto: «Abbiamo al momento realizzato 64.000 tamponi in Veneto, e continuiamo con questo atteggiamento aggressivo nei confronti del virus. Chiedo ancora sacrificio da parte di tutti i veneti, perché ribadisco che la prima cura siamo noi con i nostri comportamenti. Mario ed Enrico Moretti Polegato hanno donato un milione di euro, e li ringrazio. Ne verremo fuori, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia. Per i tamponi mancano materiali e reagenti, ma questa è la via percorribile. Con l'Università di Padova stiamo sperimentando sei diversi farmaci, e per l'Avigan siamo pronti ma aspettiamo l'autorizzazione della sperimentazione. Ieri sera abbiamo trovato due milioni di mascherine Ffp3 e tra già arrivate e in arrivo ci sono oltre 13 milioni di mascherine in generale. Fra due settimane arriveremo a regime facendo 20.000 tamponi al giorno. Un positivo asintomatico può contagiare dieci persone che a loro volta possono contagiare ognuna dieci diverse persone: questo vi fa capire la portata di questo virus».

Rosario Rizzuto

Rosario Rizzuto, Rettore dell'Università di Padova: «Questa è la pandemia del secolo, ed è una guerra che dobbiamo vincere e che vinceremo tutti insieme. Noi personalmente ci mettiamo in gioco per risolvere nel minor tempo possibile questa crisi. Noi abbiamo il compito e il dovere di interrompere questa trasmissione del virus. Come lo si fa? Innanzitutto con l'impegno di tutti i cittadini, che devono rimanere a casa, e poi trovando le persone che trasmettono la malattia andandole a cercare dovunque, quindi un'opera di riconoscimento ampio perché sennò continueremo ad avere centinaia di persone che trasmetteranno inconsapevolmente la malattia. Questo è un progetto importante e costoso, e noi come Università di Padova abbiamo chiesto che le macchine dei nostri laboratori vengano destinate per questo progetto e che anche il personale venga destinato, e decine di persone si sono già rese disponibili per questo grande sforzo che richiede anche importanti competenze»

Andrea Crisanti

Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova: «Le epidemie si combattono su tre fronti: in ospedale, a casa e con la sorveglianza attiva, ovvero andando a "stanare" le persone che possono trasmettere la malattia con un progetto ambizioso che la Regione sta coordinando. Si lavorerà a cerchi concentrici, andando a trovare prima i positivi e poi "lavorando" facendo i tamponi su familiari, parenti, amici stretti e via dicendo. Questa è la sorveglianza attiva: andiamo nella casa del positivo e da lì partiamo analizzando le case nelle immediate vicinanze per circoscrivere l'area analizzando nel contempo le persone più strette che sono state a contatto con questi positivi. Questa è una sfida immane, con la speranza che anche le altre Università venete oltre a quella di Padova ci diano una mano. Abbiamo anche acquistato una macchina che aumenta di decine e decine di volte la capacità di analizzare i tamponi. Ci vorrà un po' di tempo per arrivare a regime, la gente non si aspetti che si parta dall'oggi al domani. Più casi positivi scoviamo meno persone si ammalano e meno persone saranno ricoverate, quindi vedremo un aumento dei casi a cui però farà da contraltare una diminuzione di ricoveri, già lo stiamo vedendo in Veneto ma aspettiamo ancora. Poi vedrete che arriverà anche un punto di flessione in cui anche i positivi caleranno al pari degli ospedalizzati. Al momento siamo a 2.000 tamponi al giorno, contiamo di arrivare in settimana a 4.000 e poi quando arriverò il macchinario alzeremo ulteriormente l'asticella. Io avrei bloccato tutte le zone rosse 25 giorni fa facendo tamponi a tutti per capire l’incidenza del virus nelle varie zone e agire di conseguenza».

Stefano Merigliano

Stefano Merigliano, direttore della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova: «Il progetto partirà da Padova, ma la Croce Rosse ha già predisposto 15 unità operative che lavoreranno anche in tutte le altre province e i Comuni del Veneto. 400 giovani medici in formazione ci daranno una mano enorme per questo progetto».

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Manuela Lanzarin

Manuela Lanzarin, assessore regionale alla sanità della Regione Veneto: «Ci sono in tutta la Regione 714 persone di 9 dipartimenti che vanno fuori, fanno il tampone, controllano l'isolamento fiduciario e proseguono e concludono l'indagine epidemiologica. La priorità dei tamponi è per il personale ospedaliero e le strutture per non autosufficienti come le case di riposo e per le categorie a rischio come le cassiere dei supermercati, le forze dell'ordine e via discorrendo. La Regione si fa e si sta facendo carico dell'acquisto di materiale e macchinari utili per realizzare il progetto».

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