«Ci hanno messo in difficoltà»: è bufera per le parole del direttore sanitario sugli specializzandi

Gli specializzandi dell'Azienda Ospedaliera di Padova sono pronti anche a «restare a casa» dopo quanto affermato dal dottor Donato durante un webinar: «Le loro azioni extra-ospedaliere hanno consentito la trasmissione del virus»

La "denuncia social" è partita nel tardo pomeriggio di venerdì primo maggio. Sollevando un autentico polverone: è polemica per le parole pronunciate da Daniele Donato, direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera di Padova, in un "webinar". Ma andiamo con ordine.

La critica

Venerdì primo maggio, ore 11: la Sicpre (Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica) organizza sulla propria pagina Facebook un "webinar" - neologismo inglese che indica una "sessione educativa o informativa la cui partecipazione avviene in via telematica - dal titolo "Chirurgia plastica ed estetica in libera professione. Covid-19 - La fase due in sicurezza". Tra i relatori c'è Daniele Donato, direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera di Padova, che durante il suo intervento parla degli specializzandi. Dichiarando testualmente: «Gli specializzandi escono di casa, hanno una vita sociale molto attiva e questi sono i soggetti che nel momento in cui si inseriscono in ospedale creano maggior pericolo. Noi abbiamo visto che a livello percentuale sono stati gli specializzandi che ci hanno messo in difficoltà, perché nel momento in cui erano in ospedale e dovevano seguire le misure di barriera erano estremamente precisi e monitorati però nel momento in cui si trovavano nella sala dedicata loro per mangiare un panino assieme o per usare un computer, quindi al di fuori dell'area ospedaliera, questi comunque hanno trovato dei momenti di contatto e di comunione e questo ha consentito la trasmissione del virus. Abbiamo avuto 22 specializzandi che sono diventati positivi, ma non sono diventati positivi perché c'era il paziente che ha trasmesso l'infezione ma proprio nei momenti di socializzazione al di fuori dell'area assistenziale. Noi adesso contiamo circa 140 positivi sugli 8.000 dipendenti, e di questi 140 solamente 16 sono quelli che tra virgolette facendo l'indagine epidemiologica sono venuti a contatto con il paziente positivo e quindi possono essere diventati positivi, e questo perché gli operatori hanno percepito l'importanza di usare tutte queste misure di barriera ma anche per dimostrare che queste misure di barriera sono efficaci».

La replica

Parole che non sono state affatto digerite dai diretti interessati, tanto che sulla pagina Facebook della MeSPad - Associazione Medici Specializzandi Padova è apparsa una replica punto per punto al dottor Donato. Con tanto di finale al veleno: «Siamo stati pubblicamente accusati di aver arrecato danno all’Ospedale. Siamo pronti a rispondere a tali accuse con tutte le armi a disposizione, e se non dovessero bastare persino a #restareacasa finché non verrà riconosciuta l'importanza del nostro lavoro».

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Anaao Giovani

Questa, invece, la replica di Anaao Giovani: «Anaao Giovani e Als - Associazione Liberi Specializzandi condannano fermamente le parole del Dott. Donato, Direttore Sanitario dell'Azienda Ospedaliera dell'Università di Padova, pronunciate durante un recente webinar ufficiale della Sicpre (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica). Dichiarazioni come "gli specializzandi hanno consentito la trasmissione del virus per via dei loro momenti di socializzazione" ci lasciano attoniti. Chiediamo immediate scuse agli oltre 1.600 specializzandi che quotidianamente lavorano presso l'Azienda Ospedaliera dell'Università di Padova e che per giorni hanno svolto la loro funzione senza tutti i Dispositivi di Protezione Individuale. Auspichiamo inoltre una seria ispezione alla struttura per verificare i percorsi, le procedure di affiancamento e formazione del personale, il ricorso o meno a Dispositivi di Protezione adeguati. I medici in formazione specialistica, in questa situazione emergenziale per il Servizio Sanitario Nazionale, stanno dimostrando senso del dovere, capacità professionali e spirito di abnegazione per il lavoro svolto».

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