Crac Veneto Banca, indagato il revisore che da Padova lavorò agli ultimi bilanci

Ad Alessandra Mingozzi, socio della Pwc responsabile dei lavori di revisione dell'ex popolare, vengono contestati i reati di falso in revisione e ostacolo alla vigilanza

(foto: archivio)

La procura di Treviso ha chiuso e inviato Roma, per competenza, le indagini sulla PriceWaterhousecoopers, la società di revisione di Veneto Banca. Sul registro degli indagati è finito il nome di Alessandra Mingozzi, tra il 2012 e il 2014 socio responsabile dei lavori di revisione dell'ex popolare.

Le accuse

Alla donna i magistrati trevigiani Massimo De Bortoli e Gabriella Cama contestano i reati di falso in revisione e ostacolo alla vigilanza, quest'ultimo formalizzato a Roma in quanto sede della Banca d'Italia. Per questa regione da Treviso, dopo aver completato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, è stato trasmesso il fascicolo per competenza alla procura della capitale. Non è la prima volta che il nome della Mingozzi compare nella vicenda del crac di Veneto Banca. Nell'ottobre del 2018 Consob le aveva inflitto una multa da 600mila euro per il lavoro svolto sul bilancio consolidato 2014 e su quello consolidato abbreviato su primi mesi del 2015, come anche sulla valutazione dell'acquisto di 1.100 mutui ipotecari vitalizi da Jp Morgan, effettuata a febbraio 2015, per un controvalore di 205 milioni. Pagati anche con azioni Veneto Banca per 30 milioni, che avevano permesso a soci in lista d'attesa di vendere azioni. Operazioni che Mingozzi svolgeva dallo studio padovano. Nel caso dei bilanci infatti Consob contestò alla Pwc irregolarità sulle valutazioni di una serie di aspetti, che vanno dalla valutazione delle attività finanziarie disponibili alla vendita alle verifiche sui crediti verso i clienti e poi le valutazioni delle partecipazioni, dell'avviamento, delle verifiche sui fondi rischi e delle azioni proprie. Ma nella delibera di Consob che applica la multa l'authority contestava anche il livello di cooperazione di Pwc nella vicenda, in particolare «I significativi ritardi nella predisposizione delle note di chiarimento richieste» e le risposte «spesso non conclusive e in taluni casi incoerenti».

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