La crisi gli toglie il lavoro, lui si reinventa tuttofare. Storia di Antonio, il marito in affitto

«Sono stato un anno senza lavorare, con un bambino di dieci anni da mantenere. Ho messo da parte anni da agente di commercio e ho provato a propormi per lavori in casa ed ha funzionato»

Antonio, il marito in affitto

Quante storie abbiamo sentito in questi anni, di uomini adulti, over 45 o addirittura 50, che hanno perso il lavoro e si sono ritrovati a casa da un giorno all’altro. La crisi ha prodotto tantissimi casi come questo. Ma di fronte alle avversità, molti sanno trovare la forza per reagire, per dare una sferzata alla propria vita. E’ il caso di Antonio che si re-inventato uomo tutto fare e che risolve tantissimi problemi di manutenzione per le case.

Agente di commercio

«E’ nato quasi per scherzo, prima ero un agente di commercio. Va detto che di mio ho sempre avuto una buona manualità e questo ha giovato tantissimo. Con l’inizio di queste attività ho messo in pratica competenze e risorse che già avevo ma che non avevo mai avuto il tempo e l’opportunità di sviluppare. Forse anche l’interesse perché avendo un altro lavoro fare certi lavori in fondo era solo un hobby. Poi però ho dovuto imparare tantissime cose, quando per necessità ho dovuto inventarmi un lavoro».

Divano

Com’è stato il primo periodo dopo che sei rimasto a casa dal lavoro: «Sono stato un anno senza lavorare, con un bambino di dieci anni da mantenere. Una storia triste che è diventata invece positiva, allegra. Io ho sempre dovuto arrangiarmi, non sono ricco di famiglia e ho sempre lavorato. Ho sofferto tantissimo per questo, perché nonostante non venissi da una situazione agiata non avevo mai chiesto aiuto a nessuno. Non ce n’era mai stato bisogno. Poi però, ritrovarsi col non avere neppure i soldi per fare la spesa è qualcosa di drammatico. Così ho dovuto chiedere ai miei genitori. A cinquant’anni mi sono ritrovato a chiedere i soldi per la spese a mio padre».

Bambino

Come viveva tuo figlio questa condizione? Si accorgeva che stavi vivendo un disagio? «Si, certo che si accorgeva. Mio figlio è fantastico. Percepiva le mie difficoltà. Lui mi ha dato una grande spinta. Mesi sul divano a sperare che la situazione migliorasse, senza avere la forza di reagire. Certo che si accorgeva. Sembra un modo di dire, falsa retorica, ma davvero è stato lui a darmi una scossa, una svegliata, a farmi capire che dovevo fare qualcosa». Però in fin dei conti possiamo dire che la tua è una storia positiva:  «Io sono riuscito nonostante la crisi a uscire di questo tunnel. C’è sempre la possibilità di uscirne. E’ dalle crisi, dalla sofferenza, che nascono le idee migliori. Certo, è un percorso doloroso ma se lo si riesce a compiere senza soccombere, la vita può regalare altre occasioni».

Stereotipi

Diciamo che il successo della tua idea, la proposta che fai ai clienti si basa su una vincente comunicazione. Dall’idea del «marito in affitto» all’utilizzo di icone o citazioni che richiamano a uno scenario molto pop quindi riconoscibilissimo: «Quando è nato questo volantino non ci aspettavamo funzionassi così da subito. Quindi poi ne abbiamo fatti altri tanto che ce ne sono quattro serie diverse. Il volantino si ispira a icone pop, usiamo un linguaggio che cerca di colpire, di attirare l’attenzione ma allo stesso di tempo di parlare chiaro, di spiegare la proposta che faccio. Poi mano a mano che l’attività è cresciuta ci abbiamo aggiunto elementi. Non è solo un lavoro, un progetto ma è diventato qualcosa di più. Credo che la percezione sia che c’è passione, voglia di fare. E professionalità. Bisogna essere discreti quando si entra in casa delle persone e allo stesso tempo essere in grado di  risolvere i problemi di chi si è rivolto a te. E’ molto importante questo».

Serietà e competenza

Sai quante battute ci sono sugli idraulici, sugli elettricisti. Tu giochi con la storia del marito in affitto quindi in qualche modo anche tu giochi con il classico stereotipo, non rischia di essere frainteso? «Mi chiamano uomini quanto le donne, giovani e anziani. Ho sempre lavorato nel commercio, quindi sono stato da sempre abituato a rapportarmi con le persone. C’è e ci deve essere sempre tanto rispetto. A me, a chi ora collabora con me perché appunto ci stiamo arrangiando, interessa lavorare e per farlo bisogna essere una realtà solida anche nei comportamenti. Poi forse sono più gli uomini che le donne che mi chiamano».

La crisi

Se prima tutti volevano essere su un auto di lusso sempre in viaggio per vendere prodotti di ogni tipo, oggi qualcosa è cambiato anche nella tua vecchia professione, secondo te?: «Secondo me c’è una inversione di tendenza. Le persone sempre di più capiscono che stanno cambiando i bisogni. Si torna a usare le mani, a maneggiare le cose per ripararle e per trovare soluzioni. E di questo c’è tantissimo bisogno. A chi non serve avere a disposizione chi sa riparare gli impianti di casa o tagliare dei rami agli alberi in giardino? Oppure sostituire le piastrelle del bagno o chi lo sa cos’altro. La vita è sempre più veloce, bisogna essere in grado di avere soluzioni rapide. Questo vale per un tubo rotto del bagno, per le cose pratiche intendo, ma anche per le vite che si interrompono, come per i tanti uomini e donne che rischiano ancora oggi di rimanere schiacciati dalla crisi».

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