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La "penultima cena"

La "penultima cena"

Cucine carcere, 150 al "penultimo pranzo" preparato dai detenuti

L'evento, mercoledì nella casa di reclusione di Padova, è stato voluto del Consorzio Giotto, prima della definitiva chiusura del servizio, dopo la decisione ministeriale di bloccare i finanziamenti al progetto

Oltre 150 convenuti nella casa di reclusione di Padova per il "penultimo pranzo" offerto dai detenuti del Consorzio Giotto, mercoledì 14 gennaio, prima della definitiva chiusura del servizio.

"PENULTIMA CENA". "Oggi c’era una strana atmosfera. Delusione, un pizzico di amarezza. Però anzitutto tanti amici - così la Cooperativa Giotto, a conclusione dell'evento - oltre 150 tra autorità, esponenti della società civile, imprenditori e giornalisti. Messaggi affettuosissimi. Amici cari come suor Lia delle cucine popolari, padre Enzo Poiana del Santo, il pasticciere Luigi Biasetto, il luminare dell’anestesiologia Giampiero Giron, ma anche personalità istituzionali come il presidente del Veneto Luca Zaia, che bolla la decisione del Ministero come 'assurda, ingiusta, improvvida'".

CONSORZIO GIOTTO. Oltre la delusione, la gratitudine. Lo ricorda il presidente del consorzio, Nicola Boscoletto: "In questi anni abbiamo capito di più chi siamo, abbiamo imparato a volerci bene, a fidarci del prossimo. Abbiamo visto tante persone cambiare, genitori che piangevano dalla commozione di fronte alla nuova vita dei loro figli".

I DETENUTI. Sarà dura per i venti detenuti che domani verranno licenziati. La parola, mentre i piatti del menu vengono serviti agli ospiti, passa a loro. "Abbiamo conosciuto 'civili' che ci hanno trattati come persone", dice Federico. "Grazie a loro abbiamo imparato un lavoro come si deve", aggiunge Biagio. Valentino, proveniente dalla Nigeria, osserva che "far sparire le cose belle è fin troppo facile". "È stata l’esperienza più bella della mia vita", confessa Bledar, albanese.

DETENUTI DEPONGONO LE DIVISE. I lavoratori delle cucine hanno poi deposto le loro eleganti divise bianche da cuoco e per vestire il camicione bruno delle lavorazioni cosiddette intramurarie. Domani ultimo giorno di servizio, ultima colazione, pranzo e cena. E poi? "Il servizio continuerà - assicura il direttore dell’istituto, Salvatore Pirruccio - purtroppo però così perdiamo un’esperienza vincente, che ha dato risultati encomiabili".

PREFETTO. "Sono attività che ho conosciuto da vicino in questi anni - interviene il prefetto Patrizia Impresa - meritano il rispetto non solo di tutti noi, ma anche di chi ci governa". Un augurio? La parola conclusiva del prefetto è speranza: "Me l’hanno insegnata loro. Vedendo la passione con cui queste persone lavorano, sentendoli raccontare i progetti per il futuro, mi sono sentita arricchita e piena di speranza". Come ricorda Elio, il detenuto che parla a nome dei pasticceri. "Tra tante cattive notizie, ve ne do una buona. Oggi ho saputo che un nostro collega albanese, uscito dal carcere qualche mese fa, ha aperto una pasticceria nel suo Paese".

SENATORE DALLA ZUANNA. Mentre a Padova si svolgeva l'inziativa di protesta del Consorzio Giotto, il senatore Gianpiero Dalla Zuanna è intervenuto sulla questione in Commissione di Giustizia: "Da più di dieci anni il lavoro in carcere è attuato in via sperimentale, e i risultati sono valutati in modo unanime come positivi da giudici di sorveglianza, operatori carcerari, detenuti. Come è possibile interrompere qualcosa di sperimentale che ha funzionato? A che serve allora sperimentare cose nuove? Chiedo quindi al Ministro di riferire urgentemente a questa Commissione sulle motivazioni che lo hanno portato a interrompere i percorsi di sperimentazione delle varie forme di lavoro in Carcere. Chiedo anche al Governo di rivedere al più presto le sue scelte sul lavoro in carcere".

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