Sit-in di protesta alla Fusinato per la dad, gli studenti: «Tolto il diritto allo studio»

Primo giorno di dad e per alcuni è trascorso all'esterno della scuola, con pc e cuffie: un segno di protesta per la scelta del governo di far restare a casa tutti gli studenti

Didattica a distanza? Sì, ma di fronte alla scuola. La mattina di venerdì 6 novembre, primo giorno di didattica a distanza al cento per cento per gli alunni delle superiori, una decina di studenti di scuole diverse si sono riuniti di fronte alla Fusinato di via Divisione Folgore con i loro computer e le cuffiette.

Il sit-in

Una protesta più che pacifica quella organizzata dal comitato Priorità alla Scuola e Rete degli studenti medi. Appostati sui tavoli all’esterno della scuola i ragazzi hanno seguito le lezioni dei loro docenti con le cuffie sulle orecchie e gli occhi al monitor fino alle 13. «La didattica a distanza non garantisce il diritto allo studio, anzi lo toglie – ha detto Stella Salis di Rete degli studenti medi – La scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere, c’è chi non ha connessione, chi non ha un proprio computer. Così ci tolgono l’istruzione».

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Anche genitori e insegnanti si sono uniti nella protesta. «I danni psicofisici sono enormi, lo dice anche il comitato tecnico-scientifico – ha fatto notare Davide Guerini, genitore e coordinatore del comitato – Piuttosto potenzino gli autobus, investano nella sanità. La scuola è l’unico posto dove è possibile tracciare i contatti, dove si è sicuri». Per mesi, dicono i docenti, si è lavorato per mettere in sicurezza le scuole: «Stiamo pagando per problemi esterni – ha sottolineato Maurizio Peggion, docente di filosofia – Il rapporto con i ragazzi viene così indebolito e anche la capacità valutativa è ridotta». E c’è un grosso problema di rete visto che «siamo al 25esimo posto in Europa su 27 Stati per connettività – ha aggiunto Lia Toller, docente di diritto – Il diritto allo studio viene calpestato da anni, non è possibile andare avanti così, giocando con il futuro dei ragazzi».

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