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Ventun coltellate per "l'eredità": in carcere 17 anni dopo il delitto

Dopo il via libera della Cassazione, ieri sera l'arresto a Padova di Alessandra Cusin, 37 anni, accusata di aver ucciso nel '94 a San Bonifacio (Verona) l'infermiera Maria Armando Montanaro. A incastrarla i colloqui col fidanzato intercettati dai carabinieri

Maria Armando Montanaro, infermiera di 43 anni, venne uccisa il 23 febbraio del 1994 nella sua casa di San Bonifacio (Verona) con 21 coltellate. Ieri sera, a distanza di 17 anni, i militari dell'arma hanno eseguito l'ordine di carcerazione per Alessandra Cusin, 37 anni, accusata di aver compiuto l'efferato omicidio.

L'ACCUSA. A dare il via libera all'arresto è stata la Cassazione, a cui si era rivolta lo scorso aprile la stessa Cusin dopo essere stata arrestata una prima volta grazie ad alcune intercettazioni telefoniche nelle quali, secondo l'accusa, avrebbe ammesso di aver compiuto il delitto assieme all'amica Marika C., all'italo-argentino Salvador V. e alle figlie della vittima.

LA PISTA PASSIONALE. A ritrovare il corpo esanime della Montanaro sul letto di casa fu una figlia (comunque uscita con gli altri dal procedimento). In un primo momento gli inquirenti seguirono la pista passionale fermando il mese dopo l'omicidio il preside Alessio Biasin, compagno della vittima. Il docente a luglio venne però rilasciato e risarcito per ingiusta detenzione.


LA SVOLTA. Nel novembre 2010 i carabinieri intercettano alcuni colloqui tra la Causin e l'allora suo fidanzato. L'indagine si sviluppò scoprendo che alla base della tragedia c'erano di fatto motivi economici ed in particolare il desiderio di "ereditare" l'appartamento della vittima valutato a quel tempo circa 150 milioni di lire.

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