rotate-mobile
Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca Carmignano di Brenta

Parla chi ha denunciato il reclutatore di nuovi schiavi: "Il caporalato prolifera perché è invisibile"

A denunciarlo Alberto Ruggin della lista Più Europa. Faceva spola tra la bassa padovana e Bagnolo, sul delta del Po. Fermato dai carabinieri di Carmignano di Sant'Urbano

Alberto Ruggin, è uno dei responsabili dell’associazione Tangram, che opera nella bassa padovana. E’ stato anche candidato con la lista “Più Europa” alle politiche. Una realtà che si occupa di diverse cose: progetti nel sociale, accoglienza per i richiedenti asilo e una scuola montessoriana. E’ da lui che è partita la denuncia che ha portato al fermo del reclutatole di migranti che venivano poi sfruttati nei campi nel rodigino.

Lavoro sicuro

“È successo che una mattina trovo la casa semi vuota e trovo un furgoncino che si sta riempiendo delle persone che ci abitano. Per lo più giovani appena arrivati, persone che non parlano e non capiscono bene la nostra lingua, figurarsi cosa ne sanno di diritto del lavoro”. Come li ha convinti, chiediamo a Ruggin che abbiamo raggiunto al telefono: “C’è possibilità di lavoro, grande possibilità di lavoro. Lui cerca di convincere tutti continuando a ripetere questa formula, anche con me lo ha fatto. Anzi con me si è spinto più in là, dicendo che sarebbe stato solo un primo giorno di prova, così che se fosse andato bene al titolare dell’azienda in questione, e ai lavoratori, in serata avrebbero tutti firmato un contratto”. Ed è successo? “Assolutamente no, figuriamoci. Lui li andava a prelevare quando non c’ero io. Molti ragazzi mi hanno raccontato che questo non li pagava per niente. Neppure i due soldi che di solito si danno”. Cinque euro di paga netta veniva promessa, in nero è comunque meno del contratto nazionale che è di otto. Nessuno ha visto un soldo.

Mercato fresco

Vengono impiegati in attività di raccolta di pomodori per il mercato fresco, i prodotti finivano ai mercati del veronese e del mantovano. Il marocchino somministrava a una terza azienda che gli aveva concesso l’appalto. L’ambiente lavorativo durissimo. Non venivano rispettate le condizioni igieniche, se c’è l’acqua è putrescente. Figuriamoci poi le condizioni di sicurezza: nessun mezzo di protezione, nulla per ripararli dal caldo o dal freddo. Ruggin, lo ha visto solo quella volta.“Faceva da intermediario, è con lui ho parlato quella sola volta, poi non so se ci sia qualcuno più in alto, se c’è una ipotetica catena di comando, questo lo vedremo dalle indagini. Resta che faceva in modo di arrivare ad orari in cui non ci potessimo incontrare e immagino facesse appostamenti o cose così' per assicurarsi di non essere visto da nessuno”.  Subito sono le partite le indagini coordinate dal maresciallo Matteo Casadidio. Emerge che tutte queste persone, trentatré ragazzi, cinque donne e un paio di minori, venivano portati a Bagnolo, in provincia di Rovigo. Non solo uomini quindi, ma anche donne, prelevate dalla comunità di Villa Estense. Sempre Ruggin racconta:  “Il secondo giorno mi sono trovato la casa vuota, non c’era nessuno in struttura. Io lavoro prevalentemente a Monselice, venti su venticinque non c’erano”.

Precauzioni

Il furgoncino faceva più giri, andava da Monselice a Villa Estense per poi condurli appunto a Bagnolo. In pratica lui portava la forza lavoro e il monovolume lo riempiva all’inverosimile. Usa strade secondarie, li cambia sempre i percorsi. Quando è vuoto tiene i tipici atteggiamenti di chi sa che può essere pedinato. Gira più volte attorno alle rotonde, imbocca strade chiuse per verificare di non essere controllato. Le sue tappe fisse sono il centro di accoglienza di Villa Estense, da lì poi andava avanti indietro. I pedinamenti hanno tracciato i suoi itinerari tra Villa Etense, Monselice, Este e Pernumia.

Monovolume e territorio 

Conosce molto bene il territorio, è da parecchi anni in italia, ha anche in ballo la richiesta di cittadinanza. Ha ottenuto per la sua attività di somministrazione di manodopera, un appalto da un'azienda che gli ha versato quattordicimila euro per aver appunto forrnito la forza lavoro. Certo, la sua attività ha trovato un mercato florido dove inserirsi, forse sperava di non dare tanto nell’occhio visto la vastità di terreno agricolo da lavorare. E in quell’area è un settore dominante, campi agricoli sterminati dove di certo ci sono situazioni dove si agisce fuori dalle regole a danno di chi lavora correttamente. 

Le conclusioni di Ruggin

Alberto Ruggin fa più analisi che cronaca durante il nostro colloquio telefonico: “C’è chi si approfitta di manodopera a basso costo. E’ un fenomeno che sta aumentando tantissimo, è vero in questo caso coinvolge uno straniero ma, come dicevamo prima, bisogna guardare all'insieme di situazioni. Conviene di certo sotto pagare le persone invece che regolarizzarle. Spesso queste aziende fanno figurare degli stage, dei tirocini, magari non è il caso in questione ma di fronte a certi fatti bisogna alzare il livello di attenzione. E questo è dato anche dalla percezione. Quindi è chiaro che anche rispetto a questo fenomeno bisognerebbe aprire di più gli occhi. Lo Stato dovrebbe controllare di più e fare maggiori verifiche, perché altrimenti passa sottobraccio il messaggio che le nostre aziende essendo meno competitive rispetto a certi proprio per il costo della manodopera, in qualche modo si voglia chiudere un occhio. Anche questo sarebbe grave. Ma la cosa imperdonabile è che ci si approfitta di persone che sono appena arrivate e sono molto vulnerabili perché non hanno nessuna conoscenza della lingua, dei loro diritti. Non sanno nulla. Succede meno con chi è da molto che è qui. Il fenomeno delle persone sotto il sole che lavorano a quaranta gradi è invisibile. Non si vedono, non creano disturbo. Poi però si multa chi fa l’elemosina, perché quello si vede e da fastidio”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Parla chi ha denunciato il reclutatore di nuovi schiavi: "Il caporalato prolifera perché è invisibile"

PadovaOggi è in caricamento