Truffe inarrestabili e salatissime: il web costa migliaia di euro agli internauti padovani

Le due denunce formalizzate a cavallo della Pasqua dimostrano una volta di più l'abilità di truffatori senza scrupoli. Le vittime sono un 35enne e una 55enne dell'Alta Padovana

(foto: archivio)

Sia un tablet o un aspirapolvere, lo stratagemma della "truffa inversa" continua a dimostrarsi tristemente efficace nei confronti degli inermi padovani che cercano di comprere e vendere su internet. Spesso, come negli ultimi due casi in ordine di tempo, gli imbroglioni vengono smascherati, ma di rado le vittime riescono ad avere indietro le somme perdute.

Perde dieci volte quello che doveva guadagnare

Risale a lunedì mattina la denuncia che i carabinieri di Piombino Dese hanno fatto recapitare a M.F., 20enne di Spoltore (Pescara) che nonostante la giovane età è giaà un volto noto per la Giustizia. Una certosina indagine ha permesso di identificarlo come l'autore di una truffa informatica ai danni di un 35enne piombinese che lo scorso autunno aveva messo in vendita su internet un tablet. Il padovano aveva pubblicato un annuncio su Subito.it, chiedendo 200 euro per l'acquisto e ricevendo a settembre il messaggio di un sedicente compratore. I due si erano accordati per concludere l'affare ma il pescarese è riuscito a convincere il 35enne a inviargli su una carta prepagata un bonifico di 2mila euro, salvo poi tagliare ogni contatto. Solo lunghi mesi di accertamenti hanno ora portato a individuare il responsabile nascosto dietro lo schermo.

Caso fotocopia

Vicenda del tutto analoga quella emersa nei giorni scorsi a Piazzola sul Brenta, dove a finire denunciato è stato il 26enne P.K.H.T.J. cingalese di Treviso e anch'egli pregiudicato. A sporgere querela contro ignoti era stata in quel caso una 55enne di Curtarolo che lo straniero aveva convinto a inviargli 1.300 euro. Il contatto tra i due era avvenuto a novembre quando l'asiatico si era finto interessato ad acquistrare un apirapolvere messo in vendita online dalla donna. Anche in questo caso la vittima si era lasciata abbindolare inviando al delinquente la somma che invece sarebbe stata lei a dover incassare.

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