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Cronaca

"Nessuna diffamazione" di Report contro Tosi: denuncia archiviata

Cadono le accuse sul giornalista di Rai3 per la puntata di aprile. Accolta la richiesta del pm di Padova: "Il servizio venne creato attraverso verifica di fonti e dichiarazioni, nel rispetto del diritto di cronaca"

Non ci fu diffamazione perché il giornalista aveva cercato "riscontri sicuri a informazioni di interesse pubblico" che erano capitate sui tavoli della redazione. È stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari di Padova la denuncia del sindaco di Verona, Flavio Tosi, contro il cronista della trasmissione tv di Rai3 Report, Sigfrido Ranucci. Con quattro pagine di ordinanza si è così concluso il procedimento emerso pochi giorni dalla messa in onda ad aprile dell’ormai famigerata puntata sul capoluogo scaligero. Finisce qui, per le stesse ragioni, anche la denuncia presentata dall’ex assessore allo Sport, Marco Giorlo.

IL VIDEO HARD. Il magistrato ha accolto la richiesta del pm nel ritenere che non ci fossero elementi sufficienti a sostenere un processo per diffamazione perché il giornalista Ranucci avrebbe solamente esercitato il "diritto di cronaca e critica" mentre verificava sul campo e preparava il servizio televisivo, attraverso conversazioni con diverse persone, presunte informate dei fatti. Nella puntata di Report, la prima della stagione primaverile 2014, si citava l’esistenza di un presunto video hard con il quale certi furfanti legati al malaffare avrebbero potuto ricattare il sindaco Tosi.

LA RICOSTRUZIONE DELLA DIGOS. Il caso era scoppiato quando il sindaco di Verona, saputo che Report stava svolgendo un'inchiesta sulla sua amministrazione, aveva incaricato due persone di filmare e registrare clandestinamente il giornalista, così da conoscerne le mosse e i risultati via via acquisiti nell'inchiesta giornalistica. Dopo aver fatto registrare in questo modo l'inviato della Rai, il 21 febbraio scorso Tosi aveva consegnato le registrazioni in procura e lo aveva accusato di costruire un dossier falso su di lui a fini politici. Accuse però rilevatesi infondate in base a una dettagliata ricostruzione della Digos di Padova sullo svolgimento dei fatti. È infatti emerso che le registrazioni ordinate avevano lo scopo di scoprire le informazioni che fino a quel momento erano in possesso del giornalista, anche quelle di natura giudiziaria, per poi relazionare a Tosi, il quale aveva accusato Ranucci di voler utilizzare soldi Rai per acquistare il video hard. Soldi invece che non sono mai stati utilizzati e che erano entrati nei discorsi solo per una finta trattativa tesa ad accertare l'esistenza del filmato. Dell'esistenza del filmato compromettente su Tosi ha parlato, nel corso degli interrogatori, anche l'ex dirigente della Lega responsabile per gli enti locali, Mauro Sicchiero, che alla Digos ha confermato e descritto alcuni fotogrammi. Secondo la ricostruzione di Sicchiero, proprio all'epoca c'era chi stava cercando di offrire ai dirigenti vicini a Bossi materiale compromettente su Tosi, al fine di fermare l'ascesa politica di un esponente della corrente della Lega facente riferimento a Maroni. Circostanza confermata dal sindaco di Vittorio Veneto, Giannantonio Da Re.

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