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Direttiva nitrati, Coldiretti e Arpav: no all'allargamento delle aree vulnerabili

A Padova coinvolte centinaia di aziende in una vasta area di pianura dalla Bassa all’area a nord del capoluogo. Gli allevatori scrivono agli assessori veneti

C’è preoccupazione tra gli agricoltori veneti rispetto al rischio connesso all’allargamento delle zone vulnerabili ai nitrati (ZVN), ovvero le aree definite sensibili all’inquinamento di azoto prodotto dagli allevamenti e stabilite da una direttiva europea. Già il 60% della superficie agricola è considerata tale ora Bruxelles vorrebbe inserire anche le aree di pianura ancora non designate. «Una percentuale non indifferente – commenta Coldiretti – che non possiamo assolutamente aumentare».

L'area vulnerabile

Padova ricade nell’area vulnerabile in tutta la parte orientale della provincia, il territorio del bacino scolante in Laguna dal conservano al piovese, risalendo poi a est del capoluogo, nel Camposampierese e nell’estremità settentrionale del territorio. L’allargamento invece potrebbe coinvolgere altre ampie zone di pianura come la Bassa Padovana tra Montagnana, Este e Monselice e altre zone a nord di Padova. Per Coldiretti e gli allevatori è un’eventualità da scongiurare per non gravare ancora su un settore già messo a dura prova. Il peso che gli allevatori hanno dovuto sopportare dal 2006 ad oggi, con la successione di tre piani operativi, è stato considerevole sia dal punto di vista degli adeguamenti strutturali che sotto il profilo gestionale al fine di commisurare il carico animali per ettaro previsto dai parametri del regolamento comunitario. Per questo motivo Coldiretti e l’ARAV (Associazione Regionale Allevatori Veneto) hanno scritto agli assessori regionali competenti, Giampaolo Bottacin per l’Ambiente e Giuseppe Pan per l’Agricoltura al fine di richiamare l’attenzione della Giunta sulla vicenda.

Le proposte future

Entrambi le organizzazioni – in un documento inviato ai politici - ricordano che gli studi di istituti qualificati, le ricerche avviate e i dati raccolti da ARPAV hanno evidenziato come la pressione maggiore sulle acque superficiali sia di altra natura e quindi non di matrice agricola. D’altro canto – sottolineano i firmatari della lettera - in merito alla tutela ambientale molto è stato fatto soprattutto per la responsabilità civile degli imprenditori e in secondo luogo per l’applicazione delle norme di condizionalità previste dalla Politica Agricola Comunitaria. Pertanto la richiesta rivolta agli amministratori è che quanto predisposto per il periodo 2016-2019 rimanga uguale anche per il prossimo quadriennio per non gravare ulteriormente sugli obblighi dei titolari di stalle già oberati di burocrazia oltre che di accuse ingiustificate. I rispettivi presidenti, inoltre, hanno avanzato concrete proposte di miglioramento e snellimento delle pratiche relative all’applicazione del provvedimento che interessano migliaia di imprese zootecniche che in termini di standard qualitativi concorrono a portare il Veneto ai vertici della produzione italiana.

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