"No al distributore di cannabis light", Donazzan attacca il comune. La replica: "La sua è solo propaganda"

Bressa: "O l’assessore Donazzan non conosce la legislazione vigente o, tirando in ballo il Comune di Padova, è in malafede. C'è una legge alla quale non ci possiamo opporre"

Attacco dell'assessore regionale Elena Donazzan sul distributore automatico di cannabis light da poco installato a Padova sul Ponte Quattro Martiri.

La critica dell'assessore regionale Elena Donazzan

"Situazione degenerata, siamo al paradosso - scrive l'assessore -: non bastano i cosiddetti 'grow shop' che nascono come funghi nei nostri capoluoghi di Provincia e nelle principali Città d'Italia. Non basta evidentemente neppure la commercializzazione nelle edicole di riviste con, allegati, piccoli quantitativi di marijuana light. Siamo passati ora, addirittura, ai distributori automatici di cannabis". Poi si rivolge al sindaco Giordani: "Il silenzio dell'amministrazione comunale padovana è a dir poco imbarazzante: spero decidano di non continuare a chiudere gli occhi di fronte al continuo proliferare di questi punti vendita di degenerazione e degrado, prendendo seriamente a cuore la salute dei propri cittadini, in particolare di quelli più giovani".

La replica dell'assessore Bressa

L’assessore alle attività produttive del Comune di Padova, Antonio Bressa risponde alla polemica dichiarazione dell’assessore regionale Elena Donazzan sull’apertura di un distributore automatico di cannabis light in città: «Delle due l’una: o l’assessore Donazzan non conosce la legislazione vigente o, tirando in ballo il Comune di Padova, è in malafede. Dovrebbe sapere infatti che per legge attività commerciali come questa non sono soggette ad alcuna autorizzazione, per cui noi come amministrazione non possiamo vietarla in alcun modo. Possiamo, e lo abbiamo fatto, senza clamori, controllare che non sia fatta pubblicità al nuovo distributore di cannabis light e abbiamo chiesto ai NAS di verificare che il contenuto di principio attivo contenuto nella canapa venduta sia sotto i limiti di legge. Sollevare una polemica del genere, paradossalmente, ottiene l’effetto opposto, cioè proprio quello di far pubblicità al questo nuovo distributore. Quindi, da parte nostra, nessun silenzio e occhi bene aperti, senza proclami inutili e fuori luogo, ma al contrario azioni concrete nei limiti che la legge ci consente. Donazzan dovrebbe rivolgere piuttosto le sue osservazioni ai parlamentari, chiedendo loro di porre rimedio al buco normativo presente nella legge 242/2016 sulla coltivazione della canapa italiana che è concausa della diffusione di questi punti vendita di cannabis light e decidere come affrontare il fenomeno. Ogni altro discorso è pura propaganda».

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