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Dottorandi in protesta: «La proroga della tesi è un diritto, anche noi colpiti dalla pandemia»

I dottorandi del Bo si sono riuniti in presidio sul Liston per chiedere all'Ateneo di rispettare il decreto legge che istituisce una proroga di tre mesi per la consegna della tesi finale

Ripartiamo dalla ricerca, pensiamo alla società che vogliamo costruire. È l’invito dei dottorandi che la mattina di lunedì 25 gennaio hanno manifestato davanti al Bo. Il problema? L’Ateneo patavino non concede i tre mesi di proroga per il termine del ciclo di dottorato stabiliti dal decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 dicembre scorso, pensato per permettere ai dottorandi di terminare le tesi rimaste bloccate durante la prima ondata di coronavirus e il lockdown.

La protesta

Una rappresentanza di una ventina di dottorandi si è data appuntamento tra le 10 e le 12 per chiedere all’Università di concedere la proroga di tre mesi, nel rispetto del decreto legge, così come già è stato fatto in altre università, come Pisa e Bologna. «Durante il lockdown non abbiamo potuto accedere a laboratori, strumenti, non sono stati fatti convegni, lezioni e tutto ciò che è previsto per un ciclo di dottorato – spiega Claudio Monopoli, rappresentante della consulta dei dottorandi – Questo blocco ha fatto sì che le nostre ricerche non potessero proseguire e abbiamo perso del tempo prezioso. Chiediamo semplicemente che venga rispettato un decreto legge, è un nostro diritto». I dottorandi fanno leva su uno degli slogan di cui si è sempre forgiato il Bo: priorità alla ricerca. «Grazie alle nostre ricerche l’università ottiene finanziamenti, prestigio ma anche sviluppo della società – sottolinea Monopoli – Questa pandemia ha colpito anche noi, non è vero che il lavoro di ricerca si può fare comodamente da casa, nemmeno per le materie umanistiche». Uno dei problemi correlati, infatti, è che per accedere poi ai concorsi per la carriera accademia bisogna presentare un curriculum nel quale ci sia la partecipazione a convegni anche internazionali, pubblicazioni e quant’altro. E tutto è stato bloccato dal Covid, costituendo quindi una partenza svantaggiata per tutti coloro che vorranno tentare di entrare in Ateneo come ricercatori e poi docenti.

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