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Sgominata banda di baby spacciatori: arrestati tre minori, centinaia le cessioni

I tre giovani, dal 2014 ad oggi, avrebbero portato avanti una fiorente attività di spaccio di droga, senza farsi scrupoli nel ricorrere alla violenza per esigere i crediti insoluti

Mercoledì, i carabinieri della compagnia di Padova hanno eseguito un'ordinanza cautelare di collocamento in comunità emessa dal gip del Tribunale per i minorenni di Venezia, Valeria Zancan, nei confronti di tre giovani. A tutti loro è stato contestato lo spaccio continuato in concorso e per nessuno di loro è stato applicato il comma di legge che prevede di derubricare il fatto reato qualora la sostanza ceduta sia poca, in considerazione del fatto che la loro attività è stata protratta nel tempo, rivolta a tanti e giovanissimi e gestita a livello manageriale.

ARRESTATI TRE BABY SPACCIATORI. I ragazzi, tutti minori e italiani, oggi 17enni, di famiglie medio-borghesi, nullafacenti che hanno abbandonato la scuola, dal 2014 ad oggi avrebbero portato avanti una fiorente attività di spaccio di droga, senza farsi scrupoli nel ricorrere alla violenza per esigere i crediti insoluti. Centinaia le cessioni documentate in un anno di indagine, scaturita nel novembre del 2014, dopo che un giovane a Limena era stato fermato con 10 grammi di mariuana. 

NEL 2014: SMANTELLATA RETE DI GIOVANI SPACCIATORI A LIMENA

ZONA DI SPACCIO. Abiti griffati, cellulari di ultima generazione. Pur essendo nullafacenti, si garantivano un tenore di vita che permetteva loro di pagarsi la droga per il proprio consumo e concedersi anche qualche "lusso". Erano diventati punto di riferimento per i giovani consumatori di Limena, Villafranca Padovana, Campodoro e Padova. I primi tre comuni sono anche quelli di residenza del trio. Il più grande, che tra pochi mesi diventerà maggiorenne, identificabile come il "capo" della banda, aveva un piglio molto “professionale”: avvicinava il potenziale cliente alle fermate degli autobus, gli regalava dello stupefacente per fidelizzarlo e poi diventava il suo punto di riferimento per lo “sballo”.

VIDEO: L'OPERAZIONE DEI CARABINIERI IN SINTESI

CONTATTI VIA WHATSAPP E SKYPE. Clienti giovanissimi, specialmente studenti, che rimanevano in costante contatto con i tre tramite whatsapp o via skype, data la convinzione - risultata poi errata - che i messaggi vocali scambiati in questo modo non potessero essere rintracciati. Clienti che quando non potevano pagare i loro debiti venivano minacciati pesantemente sino a subire delle vere e proprie estorsioni. Il più intraprendente dei 3 aveva anche pensato di rescindere il “contratto” di fornitura dello stupefacente che aveva con un nigeriano, per soppiantarlo con uno più conveniente. La cosa non era stata gradita molto dall’africano, che aveva iniziato un'attività persecutoria nei suoi confronti.

FURTI IN FAMIGLIA. I tre, a loro volta dipendenti dallo stupefacente, hanno derubato anche i familiari più prossimi: chi il nonno del fucile e dell’orologio d’oro; chi i gioielli della mamma. Quest'ultima, esasperata, era arrivata a denunciare il figlio per maltrattamenti in famiglia. La refurtiva era stata poi recuperata dai carabinieri da un tunisino che, come contropartita per la cessione di stupefacente, aveva incassato questi beni dai giovani spacciatori.

L'OPERAZIONE DEI CARABINIERI IN SINTESI, IL VIDEO:

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