Cronaca

Cocaina dalla Colombia, arresti ex mala del Brenta: capo un giostraio

Sono nove i provvedimenti restrittivi eseguiti dalla polizia di Padova nei confronti di altrettanti italiani per un ingente traffico internazionale di droga. Alcuni dediti anche alla pianificazione di assalti ai bancomat

Conferenza in questura a Padova per gli arresti dei componenti dell'organizzazione con esponenti dell'ex mala del Brenta, nei riquadri armi e munizioni sequestrate

Un curriculum criminale difficile da mettere in soffitta. Esponenti di spicco dell’ex "mala" del Brenta sono finiti nel mirino della polizia di Padova, a conclusione di una vasta indagine condotta dal sostituto procuratore Benedetto Roberti nei confronti un’organizzazione di italiani dediti ad un ingente traffico internazionale di cocaina con importanti contatti in Colombia. Un impero criminale in grado di immettere sul mercato del Nordest almeno 3 chili di polvere bianca al mese.

VIDEO: Perquisizioni e arresti all'alba nel Piovese

9 ARRESTI: NOMI  E SOPRANNOMI. Dall’alba di mercoledì sono 9 le misure di custodia cautelare emesse dal gip Cristina Cavaggion ed eseguite dalla squadra Mobile euganea che, coordinata dal Servizio centrale operativo e dalla Direzione centrale servizi antidroga, con la collaborazione delle squadre Mobili di Venezia, Rovigo e del commissariato di Mestre, ha proceduto alle catture e perquisizioni con l’ausilio del Reparto prevenzione crimine di Padova. In manette sono finiti: Antonio M., 59 anni, nato e residente a Sant'Angelo di Piove, domiciliato a Camponogara e detto "toro di Vigorovea"; Giuliano D.C., 54 anni, nato a Fossò, residente a Camponogara, detto "stecco" o "stecchin"; Stefano L., 41 anni, nato a Dolo, residente a Camponogara, detto "busi" o "buggi"; Vincenzo P., 34 anni, nato a Cava dei Tirreni, residente a Camponogara, detto "Napoli"; Paolo G., 63 anni, di Venezia, detto "Mestre"; Luca M., 43 anni, residente a Legnaro, detto "sinto"; Alessandro P., 38 anni, nato a Padova, residente a Santa Maria di Sala, detto "capelli bianchi"; Nicola Z., 47 anni, nato a Dolo, residente a Saonara, titolare di un tomaificio a Stra, detto "zanta" o "zanza"; Antonio B., 57 anni, di Brugine, detto "caramea" o "barbiere". Ad eccezione di Antonio M., Giuliano D .C. e Luca M. - quest'ultimo a capo dell'organizzazione - tutti gli altri arrestati avevano attività di copertura. Alcuni di loro erano barbieri di paese, altri artigiani, altri ancora commercianti. Per tutti è scattato l'arresto in carcere, ad eccezione di "capelli bianchi, "zanta" e "caramea", finiti ai domiciliari.

VIDEO: Intervista sull'operazione al capo della squadra Mobile

GIOSTRAIO AL VERTICE. Il capo dell'organizzazione è risultato essere un giostraio rom - evidenziando una novità criminale per questa etnia - quale fornitore di cocaina. Nella casa materna di quest'ultimo, nel Piovese, una proprietà vasta con parecchio terreno, è stato individuato il ritrovo principale per lo scambio della droga. Gli arrestati dell’ex "mala" sono risultati dediti non solo allo spaccio, ma anche alla pianificazione di assalti agli sportelli bancomat e reati contro il patrimonio in genere. In particolare, gli inquirenti hanno appurato che lo scorso luglio, Antonio M. e Giuliano D.C. avevano fornito informazioni utili a un gruppo criminale specializzato in colpi ai danni di sportelli bancomat per un assalto a una banca di Noventa Padovana, obiettivo che gli stessi investigatori erano riusciti a "bruciare", sventando il colpo. Tra i servizi offerti da questi ultimi componenti dell'organizzazione si annovera anche il caso di un trevigiano che li aveva pagati mille euro affinché andassero a picchiare un debitore perché saldasse il conto. Anche in questo caso gli inquirenti, con i colleghi di Treviso, erano riusciti a bloccare in anticipo l'aggressione pianificata. Nelle loro disponibilità anche armi, tra cui una pistola acquistata da Giuliano D.C. per 1300 euro sul mercato nero al fine di regolare un conto in famiglia con il figlio. Per comprendere la caratura criminale del gruppo, secondo quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero voluto provare la pistola in strada, tra le auto, lungo la Romea. Avrebbero però desistito per evitare di scoprirsi troppo.

OPERAZIONE "MASTERCHEF". Le indagini sono partite più di un anno fa, a seguito della notizia che tra le province di Padova e Venezia vi era un continuo giro di fornitura di droga. Era stato così accertato che un cuoco di un hotel di Abano Terme - da qui il nome dell'operazione "Masterchef" - aveva creato un canale di approvvigionamento della cocaina dalla Colombia. Arrestato questo, a seguito di altre indagini, la banda che spacciava grossi quantitativi di cocaina in molte piazze venete e della Lombardia si era subito riorganizzata grazie ad un giostraio sinti. Particolarmente difficili le indagini, visto che il gruppo raramente utilizzava telefoni cellulari e per impedire intercettazioni ambientali utilizzava apparecchi che disturbano e mettono fuori uso "cimici" e altri strumenti utilizzati per le intercettazioni.

DROGA NEL FREEZER. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, a casa di Stefano L. sono stati rinvenuti parecchi involucri, per un totale di 150 grammi di cocaina, nascosti nel freezer. Nell'abitazione di Alessandro P., invece, sono state trovate due grandi presse in metallo per il confezionamento dello stupefacente. In casa di Paolo G., infine, sono stati sequestrati circa 5mila euro in contanti e un congegno antibonifica per ostacolare le intercettazioni ambientali e due dosi di cocaina.

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