Ebola, un missionario rientra dalla Sierra Leone: scatta l'"isolamento"

Un sacerdote della parrocchia di Lusia, nel Rodigino, rientrato lo scorso 1 ottobre dalla Sierra Leone, sarebbe stato invitato dal tribunale e dal sindaco di Barbona, dove risiede, a rimanere confinato in casa

Allarme ebola, e precauzioni: forse troppe, almeno secondo la testimonianza di un sacerdote 70enne della parrocchia di Lusia, nel Rodigino, rientrato lo scorso 1 ottobre dalla Sierra Leone, che, come riporta Il Gazzettino di Padova, sarebbe stato "costretto" ad abbandonare la comunità e a restare in "isolamento", ospitato da alcuni parenti a Barbona.

L'"ALLARME". Un trattamento che il religioso, in missione nel paese africano dal 1973, non avrebbe preso affatto bene. Al ritorno sarebbe già stato sottoposto a tutti i controlli del caso. Solo in Italia nessun aeroporto gli avrebbe chiesto assolutamente nulla. Eppure, dopo alcuni giorni, in cui il prete avrebbe girato indisturbato, celebrando la messa e incontrando i fedeli, dal tribunale sarebbe arrivata una telefonata che di fatto lo obbligava alla reclusione forzata. Il missionario non sarebbe soggetto a rischio. La stessa azienda sanitaria di Rovigo avrebbe escluso qualsiasi potenziale pericolo.

IL PROTOCOLLO. Ad ogni modo, data la residenza nel comune padovano, la competenza territoriale è passata alla Ulss 17: il direttore del dipartimento di prevenzione dell'azienda di Este e Monselice avrebbe dunque attivato il protocollo e, a sua volta, l'amministrazione comunale, nella persona del sindaco Francesco Peotta, avrebbe provveduto alla spedizione di una lettera in cui si spiegava al religioso la necessità di tale misura preventiva.

ULSS 17. La direzione sanitaria dell'Ulss 17 precisa che "il dipartimento di prevenzione ha applicato le indicazioni inserite nella circolare ministeriale e nelle linee guida adottate dalla regione Veneto. Il sacerdote è stato avvisato telefonicamente della procedura e della necessità di monitorare quotidianamente le sue condizioni di salute per prevenire eventuali rischi di contagio a fronte di un periodo di incubazione piuttosto lungo (21 giorni), ma si è ritenuto che fosse necessario rafforzare l'avviso con un'ordinanza del sindaco in considerazione della pericolosità della malattia".

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