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Il professor Prandoni

Il professor Prandoni

Scoperta dell'Università di Padova: l'embolia polmonare è la causa prevalente della sincope

L'embolia polmonare è la terza malattia cardiovascolare in ordine di frequenza. In Europa sono circa 370mila i decessi legati all'EP ogni anno. Autore principale della scoperta scientifica è il professor Paolo Prandoni dell'Azienda Ospedaliera/Università di Padova

L'embolia polmonare è la causa prevalente della sincope (perdita di coscienza). Autore principale della scoperta scientifica, pubblicata giovedì dalla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine, è il professor Paolo Prandoni dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, direttore del Centro Coagulopatie.

EMBOLIA POLMONARE E SINCOPE. L’embolia polmonare è la terza malattia cardiovascolare in ordine di frequenza. In Europa sono circa 370mila i decessi legati all’EP ogni anno. La precocità della diagnosi e della terapia ne riduce la mortalità del 75%. La sincope, invece, è una perdita di coscienza transitoria a rapida insorgenza, di breve durata e con risoluzione spontanea e completa. Abitualmente avviene per cause banali e facilmente riconoscibili e tende a ripetersi anche più volte all’anno in soggetti predisposti. I casi di sincope vengono per lo più gestiti su base ambulatoriale, e i pazienti che si recano ad un pronto soccorso vengono rapidamente congedati. Solo una minoranza viene ricoverata. 

LA SCOPERTA. Benché sia noto che la sincope può essere provocata da una embolia polmonare, non si conosceva prima di questo studio la reale frequenza di EP in pazienti con sincope, per questo i medici raramente la sospettavano in questi pazienti. Ma la precoce diagnosi e cura quasi sempre diventa decisiva per favorire la sopravvivenza del paziente, dato che l’EP è una condizione grave e potenzialmente fatale.

LO STUDIO. Allo scopo di stabilire la prevalenza di EP in pazienti ricoverati per sincope, è stato avviato lo studio multicentrico, prospettico in 11 centri italiani (Padova, Roma, Camposampiero, Livorno, Faenza/Ravenna, Castelfranco Veneto, Piacenza, Cosenza, Roma 2, Udine, Varese), che ha previsto l’impiego di un algoritmo diagnostico ben consolidato che accertasse o escludesse la presenza di EP nei 560 pazienti oggetto della ricerca, prescindendo dal fatto che fosse ipotizzabile oppure no una causa alternativa di sincope.

I RISULTATI. In 205 pazienti non c’era una spiegazione chiara della sincope ma grazie allo studio è stata riscontrata in 52 di loro l’embolia polmonare. Negli altri 355, i clinici erano convinti di aver trovato altra spiegazione alla sincope e non embolia polmonare, in 45 di loro è stata dimostrata invece l’embolia polmonare in atto. Entro le 48 ore dal ricovero, in ben 97 pazienti è stata riscontrata l’EP (il 17,3% delle 560 persone oggetto della ricerca). L’embolia polmonare era grave in 61 pazienti e in 36 di più limitata entità. La precocità della diagnosi nei pazienti giunti al pronto soccorso ha consentito una tempestiva terapia salvavita.

CONCLUSIONI. In conclusione, quando non esista altra spiegazione all’episodio sincopale, è ora dimostrata la frequenza di embolia polmonare, che sommata a quella già riconoscibile, diventa in 2/3 dei pazienti che afferiscono ai pronti soccorso, causa certa di sincope. "I risultati di questo studio aprono uno scenario completamente nuovo nel panorama diagnostico della sincope - evidenzia il professor Paolo Prandoni - e richiedono la formulazione di nuove linee guida nazionali ed internazionali che prevedano la ricerca dell’embolia polmonare in tutti in pazienti che vengono ricoverati con un episodio di sincope". 

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