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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

A Enrico Vanzini, ex militare internato a Dachau e sopravvissuto al campo di sterminio, la cittadinanza onoraria

Fu deportato dopo l’8 settembre per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale e collaborare con i nazisti. Premio a una vita straordinaria e alla sua attività e il suo impegno nelle scuole

Il Sindaco Sergio Giordani ha conferito a Enrico Vanzini, ex militare internato a Dachau e sopravvissuto al campo di sterminio, la cittadinanza onoraria. Premiato il suo instancabile impegno di di testimonianza e memoria, un'attività che continua tutt'ora a svolgere, soprattutto nelle scuole. Pesava 29 kg quando è stato liberato, il 29 aprile del 1945. Neppure i suoi genitori lo hanno riconosciuto al suo ritorno a casa a Padova tali erano le sue condizioni. 

Il discorso di Giordani

«Ringrazio le autorità civili, militari e religiose presenti ed in particolare la Associazione Nazionale Ex Internati di Padova e la sezione di Maserà per aver proposto questo riconoscimento che ha per noi tutti, un grandissimo valore etico e morale e che ci emoziona profondamente.Da pochi giorni abbiamo celebrato il “Giorno della Memoria” in ricordo delle vittime della Shoah e dello sterminio di altre decine di migliaia di persone tra rom, sinti omosessuali, dissidenti politici, malati di mente, la cui unica colpa era di essere considerati esseri umani “inferiori” dalla criminale ideologia nazista.I pochi che si sono salvati da questo orrore, spesso definito, credo a ragione, come l’inferno in terra,hanno continuato a patire, nel corpo e nell’anima per tutta la vita le violenze subite Enrico Vanzini, all’ epoca militare del nostro esercito, fu deportato dopo l’8 settembre per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale e collaborare con i nazisti. Una scelta di libertà e giustizia che gli è costata una odissea terminata solo il 29 aprile del 1945, con la liberazione del campo di concentramento di Dachau dove alla fine era stato internato. Pesava 29 chili. Irriconoscibile anche per i suoi genitori. I suoi occhi, il suo cuore, la sua memoria avevano impressi in modo indelebile il dolore e la violenza di cui era stato testimone e vittima.Ci sono voluti molti anni, ma poi Enrico Vanzina ha sentito la necessità di raccontare quanto ha vissuto, non per sé stesso, ma per fare in modo che la memoria e la conoscenza di quell’orrore non vada dimenticata. Un modo forse anche per dare un senso al dolore che ancora porta dentro. In questi anni ha incontrato migliaia di persone, soprattutto ragazzi e studenti, come quelli che oggi sono presenti in questa sala, e con semplicità e sincerità ha raccontato la sua storia, per farci riflettere come uomini e donne normali, si sono trasformati in crudeli aguzzini. I libri racconteranno per sempre questa pagina buia della nostra storia, ma il tempo, inesorabile porta via con sé i protagonisti di quelle vicende. Enrico Vanzini ha capito che il suo raccontare vale mille di questa pagine, perché nessun testo, nessuna memoria può restituire l’emozione delle sue parole, lo sguardo dei suoi occhi mentre ripercorre il calvario di allora. Gli diciamo grazie, col cuore, per questo impegno che sappiamo gli costa fatica, nel fisico e nell’anima, ma che rende ancora più forte il senso della sua testimonianza. E’ quindi una grande emozione ed un grande onore, per me, conferirgli la cittadinanza onoraria, per aver scelto allora di non tradire la sua coscienza e per il suo impegno, oggi, di testimonianza, in particolare verso le nuove generazioni. Dobbiamo tutti mantenere viva la nostra coscienza perché non accada mai più una tragedia simile».

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