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Il "kit" sequestrato alla studentessa

Il "kit" sequestrato alla studentessa

"Copiare è reato": indagata la studentessa sorpresa con le cuffiette all'esame del Bo

Il Gip Cristina Cavaggion, su richiesta anche degli avvocati dell'Università di Padova, ha chiesto l'imputazione dei tre studenti coinvolti nella vicenda

Si era vantata con i compagni di corso di avere trovato uno stratagemma per superare l'esame di Procedura civile, uno degli ostacoli più ardui nel percorso universitario della scuola di Giurisprudenza: per 50 euro, un coetaneo le avrebbe dettato le risposte ai quesiti durante il compito, con l'ausilio di un auricolare "a pallino", senza cavo, praticamente "invisibile".

13 MAGGIO 2016. La ragazza, una 25enne vicentina, il 13 maggio del 2016 era stata colta sul fatto dai poliziotti che, fingendo di dover sostenere anch'essi la prova, sono piombati in aula e l'hanno sorpresa con un micro auricolare all'orecchio, di un ricevitore Bluetooth ad induzione agganciato ad una collana, e di un telefonino nascosto sotto gli abiti. Il "kit" è stato sequestrato e la giovane è stata portata in Questura per essere interrogata. Non c'è voluto molto per arrivare anche al nome del "suggeritore", un altro vicentino, suo coetaneo. Il ragazzo ha passato le risposte alla 25enne da una postazione allestita nell'appartamento della studentessa, che si trova in centro a Padova.

DENUNCIATI. Per la giovane è scattata una denuncia per alterazione di prova d'esame, reato regolamentato dalla legge sul plagio. Il ragazzo che le ha dettato l'esame, invece, è stato denunciato per lo stesso reato, nonché per falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico e per truffa.

COPIARE È REATO. La vicenda è finita poi in tribunale dove dopo la richiesta di archiviazione del sostituto procuratore Marco Peraro, motivata con il fatto che i tre giovani sono incensurati e che l'accaduto è di speciale tenuità, come riportano i quotidiani locali, il Gip Cristina Cavaggion, su richiesta anche degli avvocati dell'Università di Padova, ha chiesto l'imputazione coatta per i tre studenti coinvolti nella vicenda sulla base della violazione dell’articolo 1 della legge 475 del 1925: "Chiunque in esami o concorsi...presenta, come propri...lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi a un anno".

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