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Coppia finge focoso incontro osè sull'argine per estorcere denaro all'ignaro pescatore

I fatti tre settimane fa a Mira. Vittima un giovane veneziano che voleva solo dedicarsi al suo hobby preferito. Agli arresti domiciliari sono finiti due 50enni padovani, autori del raggiro

Approfittando delle prime giornate di sole, nel primo pomeriggio di un tranquillo sabato primaverile, una coppia di conviventi della provincia di Padova, poco più che 50enni e già noti alle forze dell'ordine per i loro trascorsi criminosi, ha pensato bene di attuare un’estorsione a "luci rosse" sull’argine dell’idrovia a Mira, attendendo l’arrivo del primo sconosciuto che si trovava a passare in zona, nella fattispecie un appassionato di pesca, per mettere a segno il proprio piano. I due, dopo aver parcheggiato l’auto lungo la strada asfaltata che costeggia il canale, vedendo sopraggiungere un giovane della provincia di Venezia che, ignaro di ciò che gli sarebbe accaduto di lì a poco, voleva solo dedicarsi al suo hobby preferito, hanno dato il via alla loro messa in scena, simulando un focoso incontro sessuale all’interno dell’abitacolo dell’auto.

L'IMBARAZZO E LA RICHIESTA DI DENARO. L’alcova improvvisata non poteva certo passare inosservata al giovane, tanto più che i due cinquantenni, nel preciso intento di farsi vedere dalla vittima, avevano lasciato appositamente spalancata la portiera della propria macchina. Il ragazzo, giunto all’altezza del mezzo, non poteva non accorgersi delle performance della coppia di mezza età che si agitava senza alcuna inibizione, rimanendo meravigliato e stupito di assistere ad una situazione del genere in pieno giorno ed in un luogo per niente isolato. Lo stupore del ragazzo aumentava oltremisura allorché la coppia, per nulla imbarazzata, gli chiedeva se fosse interessato a partecipare all’incontro o solo assistervi. Imbarazzato, il ragazzo declinava qualunque offerta e si dirigeva verso la propria auto per allontanarsi quanto prima da quel luogo e cercare un posto più tranquillo per la pesca. La coppia, quindi, preparata e lanciata l’esca, dava il via alla seconda fase del piano, cercando di agganciare la preda all’amo e catturarla, tanto per rimanere in argomento. Infatti, l’uomo e la donna, raggiunto il ragazzo fino alla sua auto, pretendevano che questi consegnasse loro tutto il denaro che aveva in tasca quale prezzo per lo “spettacolo” a cui aveva assistito.

UN BOTTINO MAGRO. Dallo stupore di poco prima, in un attimo, il giovane è passato alla paura, svuotando, per l’ansia, le proprie tasche e consegnando ai due “attori improvvisati” tutti i soldi che aveva al seguito, ossia 40 euro. La coppia, però, non paga del misero bottino racimolato, per rendere maggiormente plausibile la richiesta di altro denaro, intimidiva e minacciava il giovane pescatore,  avvertendolo che se non avesse pagato loro altri soldi, sarebbero risaliti tramite la targa della macchina alla sua abitazione, lasciandogli intendere, nemmeno tanto velatamente, che avrebbero rivelato ai suoi congiunti l’imbarazzante vicenda. I due malfattori obbligavano pertanto il veneziano a recarsi con loro al più vicino bancomat per effettuare un prelievo asserendo che la vicenda non poteva certo finire in quel modo. Sfortunatamente però il conto corrente del giovane era vuoto e i due cinquantenni non riuscivano ad sottrargli nemmeno un altro euro. Non paga del tentativo fallito, la coppia intimava quindi alla propria vittima di recarsi al distributore di carburanti più vicino e di pagargli un rifornimento di carburante con la carta ricaricabile notata poco prima nel portafogli; tuttavia, anche in tale occasione, i due rimanevano a bocca asciutta perché anche la tessera carburanti elettronica risultava essere senza fondi.

LA TRAPPOLA E LA ROCAMBOLESCA FUGA. La coppia, sempre più nervosa, tentava allora un’ultima carta: programmare un incontro vicino alla chiesa di Dolo per la stessa serata in occasione del quale il malcapitato avrebbe dovuto consegnare loro una busta con 250 euro per chiudere la vicenda definitivamente. Concordato l’appuntamento, la coppia decideva di andar via, mentre il ragazzo trovava il coraggio di denunciare quanto successo ai carabinieri della tenenza di Mira. I militari, raccolta la denuncia ed eseguiti alcuni accertamenti, predisponevano un servizio di osservazione per assistere alla consegna del denaro ed acquisire ogni utile elemento sulla vicenda. Nel corso della stessa serata, la coppia si presentava all’appuntamento convenuto e ritirava dal giovane di Mira la busta contenente però solo fogli di carta, riuscendo però a sottrarsi ad ogni controllo. In quell’occasione i malfattori infatti, avvedutisi in tempo della trappola tesagli dai militari dell’Arma, riuscivano a fuggire tentando di investire con la propria Crysler PT Cruiser di colore grigio gli stessi carabinieri in borghese, dileguandosi nel traffico della strada regionale 11 dopo aver rischiato di provocare un incidente stradale passando col rosso.

L'APPELLO DELL'ARMA ALLE PROBABILI ALTRE VITTIME. Da quell’episodio le attività investigative dei carabinieri sotto la direzione della Procura della Repubblica di Venezia sono continuate per le settimane successive con l’acquisizione di ulteriori importanti riscontri, consentendo al pm titolare dell’indagine di richiedere al gip del Tribunale lagunare la misura cautelare eseguita martedì mattina nei confronti della coppia: I.C., 52 anni, e P.C., 50 anni. Le indagini sono comunque tutt’altro che concluse, non si esclude infatti che la coppia possa aver commesso ulteriori analoghe condotte criminose nelle province limitrofe per i quali le vittime, per varie ragioni, non abbiano trovato il coraggio di sporgere denuncia. Al riguardo, chi fosse rimasto vittima fatti analoghi potrà rivolgersi alla stazione dei carabinieri più vicina per sporgere una denuncia.

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