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Etichetta della pasta, Coldiretti: "Indicazione di origine salva centinaia di aziende"

Miotto: "Una buona notizia per i produttori di grano ma anche per i consumatori. La scelta del Tar del Lazio di respingere l'istanza di sospensione del decreto per l’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta accoglie infatti le richieste dell’81% degli italiani"

«Una buona notizia per i produttori di grano ma anche per i consumatori. La scelta del Tar del Lazio di respingere l'istanza di sospensione del decreto per l’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta accoglie infatti le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza su quel che portano in tavola. E’ stato riconosciuto il diritto dei cittadini di conoscere l’origine dei grano utilizzato per fare la pasta». Esprime soddisfazione il presidente di Coldiretti Padova Federico Miotto a nome di centinaia di agricoltori padovani che coltivano frumento duro e frumento tenero nella nostra provincia. Si tratta nel complesso di 22.500 ettari, in larga maggioranza di frumento tenero, presenti un po’ in tutta la provincia, e in particolare nella Bassa Padovana, per una produzione di oltre 140 mila tonnellate e un fatturato di oltre 25 milioni di euro. Per il frumento duro continua la progressiva crescita e lo scorso anno nella nostra provincia gli investimenti sono raddoppiati. 

"IL CLIENTE DEVE SAPER SCEGLIERE"

«La sentenza del Tar è coerente con la richiesta di trasparenza dei consumatori - aggiunge Miotto perché attualmente n pacco di pasta su 3 prodotto in Italia è fatto con grano coltivato all'estero ed è per questo che il Decreto sull'etichettatura obbligatoria dell'origine del grano è fondamentale per creare la linea del discrimine tra chi fa pasta con grano italiano e chi con grano canadese, russo o francese. I consumatori devono essere messi nella condizione di scegliere. Con la decisione di accelerare sull'etichettatura di origine obbligatoria anche per la pasta di fronte alle incertezze comunitarie si realizza un passo determinante nella direzione della trasparenza dell'informazione ai consumatori in una situazione in cui, però, 1/3 della spesa degli italiani resta anonima».

LA VERITA'

«Non si può impedire ai consumatori - aggiunge Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova - di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano. Fare pasta con grano 100% italiano si può come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione, anche in Veneto, di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Parliamo di un percorso che è iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Filiera Agricola Italiana (FAI) che si è esteso ad alcune etichette della grande distribuzione e a noti pastifici italiani. Ma il decreto per l’etichettatura d’origine della pasta punta anche a contrastare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono delle coltivazioni situate spesso spesso in aree marginali. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%».

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